Parlamento riabilitato

Il Governo governi e il Parlamento faccia il Parlamento, cioè faccia le leggi e controlli il Governo! Uno dei segnali positivi che si sta constatando dopo l'avvio dell'esperienza del Governo "tecnico" (che "tecnico" soltanto non è, ovviamente, perché comunque ha la fiducia "politica" del Parlamento) è che, finalmente, i ruoli di Governo e Parlamento tornano a distinguersi (sperando che non debbano mai arrivare a "contrapporsi"!): si torna quindi a distinguere nettamente la funzione legislativa da quella esecutiva.

Lo si capisce dal fatto che la "bocciatura" che il Governo ha subìto giovedì alla Camera nella votazione su un emendamento della Lega relativo alla responsabilità civile dei magistrati che commettessero errori nell'esecuzione delle loro funzioni, non ha determinato alcuna crisi di governo. E' la quinta volta che il Parlamento si "differenzia" da Monti (in precedenza ci furono dei "distinguo" nel corso del dibattito sulla conversione del Decreto "salva-Italia", il 16 dicembre, quando furono approvati un emendamento all'unanimità ed un ordine del giorno della Lega, e il 18 gennaio, quando furono approvate due mozioni dell'IdV e del gruppo radicale sui rapporti con la Libia). Se il Governo non pone la fiducia non ha nessun obbligo di dimettersi, come recita espressamente l'articolo 94 della Costituzione: "Il voto contrario di una o di entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni". Durante il breve periodo di quella che fu chiamata la "Seconda Repubblica" un dissenso tra Governo e Parlamento avrebbe comportato automaticamente - se si fosse stati "seri" - le dimissioni del Governo, perché in quel periodo di "bipolarismo radicale e militante" (speriamo ormai "lontano, lontano"!) il Governo era sostenuto solo dal Centro Destra o dal Centro Sinistra e le forze politiche finivano inevitabilmente con l'appiattirsi sul Governo; ora finalmente non è più così. I partiti ritornano alla loro funzione di espressione politica e culturale di una parte dei cittadini elettori e devono esprimersi con la loro identità, magari lo fanno con finalità tattiche, ma devono comunque assumersi la responsabilità di esprimersi in modo identitario e, soprattutto, "libero", perché non sono vincolati a "difendere" la posizione del Governo. Il quale, comunque, non potrebbe mai sfuggire al controllo del Parlamento, perché, se l'opinione espressa da un partito politico fosse condivisa dalla maggioranza dei parlamentari presenti in aula, evidentemente il Governo dovrebbe adeguarvisi, essendo il suo compito meramente "esecutivo". Adeguarvisi, oppure, dimettersi: non ci sarebbero altre alternative. Per questo la "nuova" dialettica che si sta instaurando tra Parlamento e Governo è molto interessante: soprattutto perché è più "libera" e, proprio per questo, anche più "responsabilizzante". E questo costringerà tutti i partiti, sia quelli che attualmente appoggiano espressamente Monti, sia quelli che lo avversano, ad essere più rigorosi e seri, perché - non essendoci più alcuna "conventio ad escludendum" dopo la caduta del Muro di Berlino, i cittadini stessi sono diventati più "liberi" nell'esprimere e nel revocare il consenso alle varie forze politiche. Credo, francamente, che tra qualche mese …ci potrà capitare di vederne davvero delle belle!

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di Luigi Patrini [ 04 febbraio 2012 ]