Ferruccio, l'uomo che sa dire no

Poche righe a pagina 209 del suo libro “Poteri forti (o quasi)” stanno facendo tremare i Palazzi del Potere. Il triangolo Boschi-Banca Etruria-Ghizzoni. Ferruccio de Bortoli visto da vicino (ma anche da lontano) è un giornalista-gentiluomo. Sempre felpato nei modi e nella oratoria, non partecipa alle risse dei talk, spiega sempre con dovizia di particolari i suoi concetti, le sue affermazioni. Senza alzare la voce. Ho conosciuto e frequentato l’ex direttore del “Corriere” della Sera” e del “Sole 24 Ore” per sei mesi, proprio due anni fa. Tutti i giorni a Saxa Rubra. De Bortoli era il presidente della Commissione esaminatrice (di cui facevo pare) del concorso che farà entrare nella più importante azienda culturale italiana, entro l’anno prossimo, duecento giornalisti. Era quasi sempre il primo ad arrivare, poco dopo le otto del mattino, orario e puntualità da milanese. In quei sei mesi tutti noi della Commissione (ne facevano parte anche altri due direttori: Alberto Maccari ex Tg1 e Fabrizio Maffeis per due volte alla guida della Testata Sportiva) approfittavamo delle pause, tra una prova scritta e un colloquio con i candidati, per conoscere da vicino Ferruccio de Bortoli e ascoltare i suoi ricordi di una vita in via Solferino. Non nascondo che questa esperienza mi ha consentito di fargli una domanda che avevo in mente da ventuno anni: come il Corriere decise di pubblicare la notizia del primo avviso di garanzia – in Italia - a un presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.
Il direttore non si è sottratto all’interrogativo, entrando anche nei particolari dell’ultima riunione nell’ufficio di Paolo Mieli. Verso le undici di sera, dopo ore e ore di discussioni e di contatti per averne la conferma, Paolo Mieli – con grande coraggio – guardò in faccia i suoi colleghi (presenti anche il vice Carlo Verdelli e l’allora capo redattore Alessandro Sallusti) e li congedò con questa frase: “Bene, adesso fuori tutti”. Il direttore, in piena solitudine, chiamò al telefono Francesco Saverio Borrelli. La risposta, sempre elegante del capo del pool Mani Pulite, non risolse l’interrogativo. Insomma non ci fu la conferma, e non poteva esserci per diversi motivi. Il segreto istruttorio ma soprattutto a mezzanotte non vi era certezza che a Napoli l’ufficiale dei carabinieri avesse già notificato l’avviso di garanzia al presidente Silvio Berlusconi. “Mieli decise di pubblicare la notizia”, ci ha raccontato De Bortoli. Momenti che nessun direttore vorrebbe passare, in questo caso in gioco c’era il posto di lavoro ma soprattutto l’immagine istituzionale del primo quotidiano italiano. La cronaca ha poi dato ragione a questa scelta, rischiosissima, se non drammatica.
Ecco, il racconto di questo episodio, entrato nella storia del giornalismo, ci è stato “regalato” e illustrato con naturalezza, senza l’enfasi di moda. Ma, devo dire, che ancora oggi i brividi non mancano nel rievocare quei minuti sui divanetti bianchi di Saxa Rubra (per l’arredamento della Commissione ci erano state date le poltroncine della Terza Camera, il salotto televisivo di Bruno Vespa).
Ci sono tanti altri episodi interessanti che ci ha raccontato colui che sta facendo tremare i Palazzi del Potere. Come il rapporto quotidiano – ognuno nel rispetto del proprio ruolo- con il presidente della BCE, Mario Draghi. Curiosa quella telefonata in cui il capo della Banca Centrale Europea, sorpreso dai fotografi a fare da solo la spesa (non con la scorta che spingeva il carrello) chiese a De Bortoli: “E adesso che faccio?”. “Fai quello che fai da sempre”. Da normale cittadino è entrato nel negozio e da normale cittadino se ne è uscito. Un episodio che dimostra come si può essere uno dei Grandi dell’economia mondiale e rimanere una persona normale.
Sempre in questi sei mesi abbiamo appreso (e lo è raccontato anche nel libro appena uscito) che per ben tre volte Ferruccio de Bortoli è stato a un passo da viale Mazzini. La prima nel 1994, la presidente Letizia Moratti gli propose la direzione di un Tg. Anche qui la decisione doveva essere presa entro mezzanotte. Un colloquio con Indro Montanelli lo convinse a rinunciare. La seconda opportunità nel 2009: Daio Franceschini gli propose la presidenza di garanzia del Cda, ma dopo un iniziale sì De Bortoli, nella notte, cambiò idea e comunicò il suono. La terza  è recente. Governo Monti, nuovo cda. La proposta era di nuovo la presidenza. Anche qui qualche giorno di riflessione poi ancora un “no grazie”. Peccato. La storia del giornalismo televisivo forse sarebbe cambiata. Tutti ci abbiamo perso, ma se Ferruccio De Bortoli ha deciso così sicuramente la ragione sta dalla sua parte.

Alessandro Casarin 14/mag/2017 12:04:20