Il partito del no

Il partito del no non è mai stanco. É sempre attivo quando si prospettano interventi di qualunque natura, in particolar modo infrastrutture pubbliche. Il cui scopo è di migliorare la qualità della vita; ma chi ne contesta l’utilità, mette in dubbio procedure e  funzionalità e, di solito, adombra in prospettiva maneggi e malaffare attorno agli appalti. Sappiamo purtroppo come vanno le cose nel nostro Paese. Sappiamo come spesso sono andate e, solo per questo, bisogna procedere guardinghi. Anche se in ballo c’è la costruzione di un nuovo ospedale, struttura  deputata alla salute collettiva e, per estensione, al bene comune. Un ospedale proiettato nel futuro per volontà dei suoi committenti e per contenuti progettuali, ipotizzato per offrire cure all’avanguardia in un territorio, come il Basso Varesotto, densamente popolato e bisognoso di presidi sanitari d’eccellenza. Quelli ora esistenti sono strutturati su vecchi edifici, concepiti per quanto di meglio esisteva mezzo secolo fa, dispersivi e di difficile sostenibilità economica. La qualcosa significa minore efficienza. Motivo per cui, la Regione ha deciso di fondere i nosocomi di Busto  Arsizio e Gallarate in un unico ospedale sul confine tra le due città. Scelta razionale, in luogo di una modernità di cui bisogna tenere conto. Regione Lombardia, le amministrazioni civiche bustese e gallaratese, l’Asst della Valle Olona e l’Ats dell’Insubria sono impegnate nel dare concretezza all’operazione. Nei giorni scorsi, l’esecutivo di Roberto Maroni ha approvato lo schema del protocollo d’intesa che regolerà  il percorso realizzativo. Servono 500 milioni di euro, una somma enorme. Ma il governatore Maroni e l’assessore al Welfare Giulio Gallera assicurano che i finanziamenti saranno trovati. Per contro, al di là delle prevedibili difficoltà, il nuovo ospedale è irrinunciabile. Ma qualcuno, anzi, più d’uno vorrebbe mantenere in esercizio i due attuali nosocomi, in scia alle perplessità di molti cittadini che, attenzione, intravedono qualche scomodità di accesso all’ospedale unico, collocato nelle periferie. Un problema che non è affatto un problema. Ma si sa, il partito del no è abile a cavalcare lo scontento, dimenticando gli obiettivi che giustificano certe operazioni. C’è chi chiede addirittura un referendum, chiamando in causa la popolazione, come se chiunque di noi fosse esperto di politiche sanitarie e saprebbe in modo competente, con un sì o con un no, indirizzare le scelte amministrative. Vero, quando girano valanghe di soldi, i disonesti sono sempre in agguato. Ma certi rischi si affrontano nella consapevolezza delle opportunità di cura e assistenza che verranno a crearsi e che, solo per questo,  dovrebbero generare fiducia. Nonostante le pressioni  interessate (ai voti) del partito del no.

Vincenzo Coronetti 18/set/2017 09:32:05