La lettera di Paolo VI

«Sì, quella lettera esiste. Il Papa me la consegnò, me la fece leggere, poi la ripose in un cassetto del suo scrittoio. Era malato e sofferente, temeva il peggio. Con quello scritto autografo, che risaliva a molto prima del 1978, anno della sua morte, egli dettava precise disposizioni nel caso le sue facoltà intellettuali si fossero affievolite fino a impedirgli di guidare la Chiesa universale».
Da un monastero sui monti di Lecco dove trascorreva, in operosità instancabile, il tempo di una lunga convalescenza, monsignor Pasquale Macchi, segretario varesino di Paolo VI, ci raccontò come anche il “suo” Santo Padre, al pari di Giovanni Paolo II, si fosse trovato nella condizione di pensare all’eventualità di un abbandono. «Non fu mai resa pubblica, la lettera, dunque è doveroso rispettarne la segretezza», rivelò Macchi che è stato incorruttibile custode di tante vicende vaticane, scabrose e no. Poi tornò con la mente ai giorni dolorosi passati al fianco di Montini in quell’orribile 1978, l’anno del rapimento di Aldo Moro.

Per il rilascio del leader democristiano il Papa si spese supplicando invano «gli uomini delle Brigate rosse» e incaricando il suo fidato segretario di reperire le somme necessarie al pagamento di un riscatto. Non ci fu nessuna liberazione, il 9 maggio il cadavere di Moro venne fatto trovare nel baule di un’auto e quel dramma rese oltremodo gravosa la malattia del Papa che tre mesi dopo spirò. «Il pensiero della morte ha accompagnato Paolo VI di dagli anni della sua giovinezza», ci raccontò don Pasquale, «egli lo riteneva parte integrante della catechesi cristiana. Mi diceva: si deve insegnare a vivere bene, ma anche a ben morire. E lo ribadì in una lettera, dopo l’intervento chirurgico del 1967, che possiamo considerare preparatoria al suo testamento, quindici pagine scritte a mano».

L’infermità di Paolo VI non ebbe il risalto mediatico che ha avuto quella del suo successore. C’erano meno televisioni, ai tempi. E tuttavia le sofferenze, la febbre persistente, i continui controlli medici resero penosa l’esistenza del Papa fino alle 21.40 del 6 agosto 1978: «Se ne andò recitando il Padre nostro con voce debolissima e in quell’istante la sua vecchia sveglia si mise a suonare», ci disse Macchi rileggendo un suo libro di memorie intitolato “Paolo VI, nella sua parola” edito da Morcelliana.

«Il mattino di quel giorno, vedendo che si era fermata, l’avevo caricata spostando inavvertitamente le  lancette sulle 21.40. Quel suono che per una vita aveva svegliato il Papa, quella sera, simbolicamente, segnò per lui l’alba del giorno che non tramonta mai».  

Don Pasquale e Giovanni Battista Montini, un binomio inscindibile che risale al 1955 quando il futuro Paolo VI era segretario di Stato a Roma. Fu nominato arcivescovo di Milano e in quel momento cominciò l’avventura del sacerdote varesino al suo fianco. Ventiquattro anni di  convivenza, giorni lieti e ore difficili. Una volta chiedemmo a Macchi di raccontarci come venne scelto, con quali motivazioni. E lui ci parlò di una lettera che recava questo messaggio: «Caro don Pasquale, se Dio vorrà dovremo lavorare assai e camminare parecchio: cominceremo col domandare al Signore che si dia la grazia di intenderci, di usare bene il tempo. La prego di essere largo nella Sua pazienza e nel Suo aiuto».

Macchi ci fece notare le maiuscole e sospirò: «Non ho mai conosciuto nessuno che avesse la sua umanità, la sua finezza». Poi svelò un particolare ricordando la  devozione di Montini per le Romite ambrosiane. Il loro antico convento sulla sommità del Sacro Monte era privo di riscaldamento. L’arcivescovo di Milano se ne ricordò e provvide a colmare la lacuna memore delle sue visite a Varese numerose e per lui rigeneranti. Ogni anno, quando era cardinale della diocesi ambrosiana, al termine degli esercizi spirituali saliva al santuario mariano recitando il Rosario.

Al suo fianco lui, il monsignore che Varese non ha mai ringraziato abbastanza in vita. Lo ha fatto di recente intitolandogli una via al Sacro Monte. Era il 5 agosto, un giorno prima del trentanovesimo anniversario della morte di Paolo VI.

Gianni Spartà 13/ago/2017 10:08:17