Lotta laica contro la bestemmia

Gianni Rodari nella sua “Grammatica della fantasia” scrive che il sasso gettato nello stagno “suscita onde concentriche che si allargano sulla superficie coinvolgendo nel loro moto, a distanze diverse, con diversi effetti, la ninfea e la canna, la barchetta di carta e il galleggiante del pescatore” e così la parola “gettata nella mente... produce onde di superficie e di profondità, provoca una serie infinita di reazioni a catena...”.

Grazie a chi ci ha ospitato, a cui va il vero merito del dibattito sulla corruzione oggi, al sasso sono seguite le onde di risposta. Non oso fare sintesi né tirare conclusioni, provo solo ad aggiungere qualche ulteriore riflessione incoraggiato dagli interessanti interventi.

Il “sasso” è sembrato aspro e duro, ma le descrizioni fatte dopo sono a tinte ancora più fosche. L’onda che è arrivata da Malnate è stata una coraggiosa presa di coscienza di come l’indifferenza  colpisce anche di chi ha gli strumenti culturali per valutare criticamente ciò che succede oggi.

Dal mondo politico l’onorevole Rossi ha puntato il dito contro la drammatica assenza di cultura politica, quasi arrendendosi però dinnanzi al circolo vizioso perché pretendere di fermare un treno in corsa appare piuttosto complicato, con un appello di speranza nel ruolo della scuola; e così dal  prof Orecchia, è arrivato l’invito ad inserire innanzitutto l’educazione civica nei programmi scolastici a tutti i livelli. Sul punto sono meno fiducioso. La formazione del cittadino del futuro non è esclusiva della scuola che da sempre è stata in concorrenza con l’ambiente familiare e sociale, ed oggi risulta nettamente perdente rispetto alle informazioni inaffidabili, ma accattivanti, ed ai modelli edonistici sostenuti dai media, dai social network e non sempre ostacolati dalle famiglie.

La scuola pubblica da decenni sviluppa progetti nazionali, aperti al contributo esterno, per   sensibilizzare gli studenti al valore della legalità, ed ora è stata individuata anche come referente istituzionale nella lotta al moderno bullismo. Impiega personale e risorse economiche rilevanti, ma con risultati non entusiasmanti se solo si riflette sulla dilagante diffusione delle droghe a scuola e sui tanti gravi reati commessi in genere dai minori. 

Il dito è stato puntato contro la stampa raccontando vicende personali, dott. Caianiello, e per riflettere sull’effetto deleterio della violazione del segreto investigativo come ricordato dal prof. Speroni. 

Tranciante ed impietosa è stata l’autocritica del direttore Casarin, che non lascia spazi a repliche: ha descritto la partita irregolareche si sta giocando da venticinque anni e che si chiama fuga di notizie; implicitamente ha rivendicato il diritto-dovere, innegabile, della stampa di pubblicare le notizie “fuggite” ed ha giustamente individuato nella fonte il problema. L’intervento del prof. Gaspari ha aperto un fronte intero ricordando che la corruzione e il ricatto esistono in natura come fenomeni legati all’evoluzione, indipendentemente dalla specie: li ha perfezionati l’uomo per primo.

Non credo che sia giusto arrendersi allo stato di fatto e trovandomi di fronte ad un simile treno in corsa so che non mi scanserei, e forse così già è stato.

Non si può puntare però solo sull’educazione dei singoli o sulla lotta al fenomeno delinquenziale da parte di chi non si deve arrendere; è indispensabile sempre più individuare meccanismi di conflitto all’interno degli uffici pubblici per costringere a controlli rigidi, pena conseguenze per le carriere, perché anche lo studente modello, informato ed educato, una volta in possesso di un potere pubblico può cedere alla tentazione di “evolversi” in uomo potente per goderne privatamente. Rodari ricorda che alla parola gettata “la mente… non assiste passiva alla rappresentazione, ma vi interviene continuamente per accettare e respingere, collegare e censurare, costruire e distruggere”.

Ma in questo dibattito è mancato “il fronte opposto”; nessuno ha difeso l’attuale sistema amministrativo e legislativo o la mancata reazione, anche politica, dinnanzi a certe emergenze. Con tale silenzio si è manifestato ciò che qualcuno potrebbe intendere come l’ennesimo muro di gomma che mira a tutelare il vecchio scenario, sperando che si spenga presto la luce in modo che al buio non si distingua più alcun colore.

In omaggio all’ottimismo, cedo invece alla tentazione di pensare che il treno in corsa abbia almeno sofferto po’ dell’attenzione e nutra l’inconfessabile paura che anche un solo “sasso” sul binario possa farlo deragliare. In realtà ci vorrà molto di più per la gravità della situazione complessiva nazionale così come si è “evoluta”.  

Intanto ognuno faccia quello che può e sia aspro e duro innanzitutto in casa propria; non abbiamo alternative, lo dobbiamo a noi stessi ed agli studenti di oggi ai quali lasceremo inevitabilmente questa società. Tra le tante cose da fare potremmo provare a non far cessare le onde, a riempire lo stagno di sassi e coltivare il dibattito anche altrove.

Chi come me crede in una morale laica, sente oggi il dovere di un impegno senza sosta e reticenze  ancor più forte dopo il monito di papa Francesco, indiscussa autorità morale per tutti, che ha così tuonato: «Corruzione: dobbiamo unirci per combattere questa bestemmia, questo cancro che sta logorando le nostre vite».

Agostino Abate 16/giu/2017 09:31:41