Ora serve un progetto di società

Ritengo stimolanti le considerazioni che il dott. Abate ha espresso nel suo ultimo articolo su La Prealpina. Le trovo soprattutto equilibrate ed innovative perché contengono un ragionamento che tenta di uscire da una semplice visione di parte. Un tentativo non facile da concretizzare e per niente scontato. Offrono dunque una panoramica generale, ma non generica. Ognuno di noi, in una società moderna, vive un’ appartenenza. Del resto una società complessa e frammentata conduce tutti alla propria “perimetrata” tutela di idee, interessi od altro. Vale per qualsiasi ambito, per qualsiasi settore, da quello lavorativo a quello più ludico, dal piccolo gruppo di amici a quello più vasto ed ampio. Un dato di fatto. Il problema sta quando una nostra legittima “appartenenza“, ci fa perdere di vista la visione di insieme. Potremmo dire che la distinzione non solo ha piena legittimità, ma esalta peculiarità e preziose caratteristiche, la frammentazione fine a se stessa produce invece frizioni dannose per l’ intera collettività. La politica dovrebbe essere l’ ambito in grado di tenere insieme queste comprensibili pulsioni e queste “distinzioni“, dovrebbe essere in grado di amalgamarle non assemblandole in una massa indistinta, ma provocando un vero e proprio processo di costruttiva armonizzazione. Un compito in fondo basilare, storico e insostituibile. Quando però la politica diventa autoreferenziale chiudendosi in casta, diventa essa stessa “perimetro“, un perimetro con più poteri degli altri, disattendendo al suo compito. Questa condizione produce una deformazione che tende oltretutto alla normalizzazione, deviando totalmente da un ruolo originario. Chiedersi e comprendere quali siano le ragioni che ci hanno portato in una dimensione del genere è un’ operazione piuttosto difficile e complessa. Bisogna cercare di farlo non per soddisfare una curiosità intellettuale (che può facilmente divenire addirittura intellettualistica) ma, molto semplicemente, per correre in modo efficace ai ripari comprendendo errori commessi e quindi cambiando marcia nell’ interesse della comunità. Le ideologie, pur dentro i loro limiti e soprattutto i loro a volte incondivisibili eccessi, hanno in questo senso rappresentato un formidabile elemento stimolante e unificatore. In fondo erano una guida che orientava, stabiliva confini, forniva direzioni di marcia coerenti. Una risposta forse preconfezionata e comoda, ma reale e presente. La fine delle ideologie ci ha portati, senza voler troppo semplificare e banalizzare, al trasformismo, alla politica dell’ auditel, del sondaggio, del realizzare proposte non per dare, prima di ogni cosa, risposte alle necessità della gente secondo un percorso progettuale, ma come affannosa rincorsa al consenso, alle disordinate e, qualche volta incontrollate, pulsioni popolari. Quindi una politica incoerente, instabile, un giorno sul pero ed un altro sul melo, mutevole, attraverso una non disinteressata rapidità e intrisa di volubilità. Una politica quindi che si fa e diventa inevitabilmente casta, che vive se stessa come soggetto unicamente votato alla ricerca del consenso, bisogno che viene prima dei problemi e della qualità della loro soluzione. La via di uscita, almeno credo, non potrà essere quella di sostenere vocazioni nichiliste che distruggono se stessa, quelle in buona sostanza proprie di un populismo di maniera, quelle come tipiche manifestazioni da “fine impero“  che propongono la gogna in nome di una sbandierata onestà, tra l’ altro tutta da verificare. La storia del resto ci ha più volte consegnato i suoi Robespierre. La ripresa di alcuni temi valoriali e la necessità di costruirci intorno un progetto di società, diventa quindi indispensabile non solo come priorità per singole formazioni politiche, ma per la politica in senso più in generale. Come riproporli e secondo quali modalità e coerenze, rappresenta la vera sfida, quella decisiva, oltre che il terreno su cui necessariamente occorrerà misurarsi senza indugio e tentennamenti. Penso ne valga  la pena e non tanto per soddisfare un contingente e fuggevole interesse di parte. Sarebbe del tutto inutile.

Paolo Rossi 05/ago/2017 08:07:08