Pettinatrici a Malpensa

L’argomento è trito e ritrito, ma è come se non fosse mai stato affrontato, soprattutto per chi – leggi i partiti – avrebbe dovuto ficcarselo in testa da parecchio tempo. Si tratta del presente e del futuro di Malpensa, delle sue implicazioni nel contesto economico, sociale e ambientale dell’area che ospita l’aeroporto, dell’incapacità della politica di fare squadra attorno a un problema che non è né i destra, né di centro, né di sinistra, ma è di tutti.

Ci torniamo sopra dopo aver letto in questi giorni, in scia alla cancellazione del volo tra la brughiera e Roma, le dichiarazioni di alcuni politici: ciascuno per la propria parte rivendica meriti e accusa gli avversari di aver disatteso le aspettative di crescita dello scalo e, nel contempo, di aver contribuito a vanificare le opportunità di sviluppo del Varesotto e dell’Alto Milanese. Una stucchevole serie di lamentazioni, autodifese e stravaganti proposte che producono il nulla se non il chiacchiericcio che da decenni oramai contraddistingue la questione.

Triste constatare che la classe dirigente locale, quella vecchia e quella nuova, non abbia ancora imparato la lezione; cioè, che le divisioni fanno il gioco di coloro i quali remano contro Malpensa per favorire Linate e, manco a dirlo, Fiumicino. Gli esempi si sprecano nell’alternarsi di colpi e contraccolpi, scelte e bisticci, promesse e bugie che dal giorno dell’apertura di Malpensa Duemila (era l’ottobre del 1998) hanno caratterizzato la vita dello scalo. E’un susseguirsi di chiacchiere a tutti i livelli. E di finte prese di posizione a cui non hanno fatto seguito i fatti.

Diciamolo senza infingimenti: sono tutti coinvolti. Chi in passato ha organizzato manifestazioni per “salvare” Malpensa, chi l’ha strumentalizzata a fini propagandistici, chi a Milano e Varese diceva e dice una cosa e a Roma ne faceva e ne fa un’altra.

Per non parlare dei disaccordi tra le amministrazioni civiche del cosiddetto sedime aeroportuale, ciascuna con le proprie esigenze e priorità, così che le più disparate richieste e le molteplici necessità hanno finito per disperdersi nei labirinti dei ministeri, degli enti e dei vettori interessati a penalizzare le piste della brughiera. Sotto il profilo dell’azione collettiva, un disastro. Benché sia scontato, praticamente una ovvietà, che una sola voce che le riassuma tutte abbia ben altra forza rispetto a tante voci indistinte.

Le nostre sono però parole al vento per chi invoca attenzione, ma per sé stesso piuttosto che per l’aeroporto. Che per fortuna viaggia indipendentemente dalle spinte della politica politicante, che ha decretato il famoso o famigerato de-hubbing di Alitalia per poi dolersene in stile lacrime di coccodrillo.

La differenza infatti la fa il mercato, di sicuro non coloro che s’impancano e, purtroppo per loro e per Malpensa, sono buoni soltanto a pettinare le bambole.

Vincenzo Coronetti 08/set/2017 08:02:12