Siamo tutti remigini

Il 12 settembre riaprono i battenti le scuole della Lombardia e, grossomodo, nello stesso periodo riaprono pressoché tutte le scuole italiane. Non molto tempo fa le scuole italiane riprendevano la normale attività il primo ottobre. Per questa ragione gli studenti che per la prima volta andavano a scuola erano detti “remigini”, perché il primo ottobre è dedicato, nel calendario cattolico, a S. Remigio.

Anche se oggi le scuole non si riaprono più nel giorno di S. Remigio, tuttavia possiamo ancora considerare “remigini” tutti gli studenti che, per la prima volta, varcano la fatidica soglia di una scuola.  

Dobbiamo guardare con simpatia e profondo affetto a questi remigini, perché con questo ingresso nel mondo della scuola questi nostri più giovani concittadini iniziano il periodo della loro formazione, cui tutti noi dobbiamo guardare con profondo rispetto e piena compartecipazione spirituale ed emotiva. Perché?

Perché proprio le scuole sono il più prezioso e fondamentale baluardo delle nostre società aperte e della nostra stessa cultura occidentale. In fondo la formazione scolastica che altro è se non l’apertura ad un percorso culturale e civile mediante il quale i più giovani concittadini saranno progressivamente messi in grado di assimilare criticamente il nostro stesso patrimonio culturale e civile?
  

Questi giovani saranno così immersi, gradualmente e tramite la delicata e fondamentale azione educativa esercitata dai docenti, in un flusso di sapere e di conoscenze coincidenti con la storia occidentale e con la nostra civiltà. Ogni loro passo, come ogni loro errore, faranno così parte di un medesimo orizzonte formativo in cui, a scuola (a differenza di quanto accade nella società del lavoro), potranno cogliere l’opportunità di riflettere sui loro sbagli.
  

Chi inizia a camminare può facilmente incespicare e cadere. Ma, come tutti sanno, questi capitomboli sono funzionali a far proprio quel pur precario equilibrio dinamico con il quale si impara, appunto, a camminare. In modo analogo l’errore scolastico non può che costituire l’occasione per riflettere su un comportamento, un ragionamento, una risposta che scaturiva da una non adeguata riflessione, da una mancata comprensione, appunto, da un “errore” che ci insegna a pensare e rettificare un comportamento, un ragionamento, una riflessione.

Riflettendo sui propri errori, lo studente è avviato a meglio comprendere ciò che sta studiando, mentre al docente spetta l’arduo e difficile compito di saper sempre spiegare il significato di ciò che si studia. In tal modo, passo dopo passo, errore dopo errore, ciò che viene studiato finisce per essere metabolizzato, assimilato e fatto proprio criticamente dallo studente che deve, appunto, saper trasformare, progressivamente, il nostro stesso patrimonio di conoscenze e di civiltà in carne della sua carne e in sangue del suo sangue.
 

Se questa operazione riesce lo studente è avviato entro un percorso di crescita personale che non concerne solo il singolo individuo, ma riguarda l’intera nostra società civile. Infatti la sua crescita costituisce, al contempo, la crescita dell’intera nostra società che, proprio nei giovani, trova il proprio futuro e la propria capacità di proiettarsi nel futuro.

Quindi non possiamo non guardare con simpatia, ed anche con grande emozione, tutti i “remigini” che, in questi giorni, varcheranno la soglia delle scuole, dando avvio ad un percorso che non sarà solo loro, ma anche nostro, proprio perché è nelle scuole che si costruisce, giorno dopo giorno, il futuro del nostro paese.

Fabio Minazzi 09/set/2017 09:33:43