Un referendum da sballo

Lo Stato venderà droga e tutti potranno spacciare.
Su queste pagine hanno esposto le loro interessanti idee in molti, ed i rappresentanti dei maggiori partiti hanno accettato la sfida argomentando in modo convinto le rispettive posizioni.

L’allarme per la gravità della situazione è stato condiviso da tutti: con sottolineature dei drammatici dati anche mortali; con romantici amarcord degli oratori come supporto nei difficili momenti adolescenziali; con accorati appelli all’orgoglio delle nuove generazioni a reagire ed a rifiutare l’offerta; con un focus sulle mutate condizioni sociali in cui ora operano le Forze di Polizia.

È stata invocata la necessità di un sistema scolastico protagonista della battaglia, consapevoli però che oggi non ne ha i mezzi, e spesso neanche la convinzione, ed è strutturalmente incapace di sostituirsi al fondamentale ruolo delle famiglie.

È stato trattato infine il tema della proposta di legge in discussione in Parlamento sulla “legalizzazione”, anche da uno dei firmatari, e ciò impone alcune riflessioni dopo aver sgombrato il campo da falsi luoghi comuni.

La legge in vigore già non punisce penalmente la detenzione né l’uso di qualsiasi droga, e nessuno oggi sconta una pena per questi motivi, indipendentemente dalla quantità posseduta.

Ogni giorno nei Palazzi di Giustizia si riafferma questo principio, fino ad arrivare ad una recentissima decisione del Tribunale di Firenze che ha assolto un imputato per il possesso di 600 grammi di cocaina ad altissima percentuale di purezza, perché in assenza di prove che volesse venderla le condizioni economiche giustificavano l’acquisto, pur così importante, per il solo uso personale.

In Italia l’uso terapeutico della cannabis è già legge: dal 2006 per i medici e dal 2013 anche per i neurologi, è possibile prescriverla lasciando al farmacista la preparazione magistrale.

Dal 2007 l’Italia importa la cannabis medicinale acquistandola dal Ministero della Salute dell’Olanda, e nel 2016 è stato autorizzato alla produzione il laboratorio farmaceutico dell’Esercito di Firenze che per quest’anno stima di distribuire già 100 kg di cannabis alle farmacie di tutto il Paese.  

Non c’è alcun bisogno, quindi, di una nuova legge per evitare ingiuste condanne o per dare sollievo alle persone malate. La vera novità della proposta è quella di favorire l’uso “ricreativo” della droga cosiddetta leggera, eliminando anche ogni sanzione amministrativa.

È una scelta meramente politica, trasversale a vari partiti e solo l’esito delle votazioni finali ci dirà se maggioritaria in questo Parlamento.

La proposta vuole che sia l’Agenzia delle Dogane ad autorizzare coltivazioni di cannabis e la sua vendita in negozi specializzati: in sostanza che vi siano negozi dove un maggiorenne entra e liberamente compra fino a 5 grammi di cannabis per volta.

Si va però oltre, perché rende non punibile la cessione di quel quantitativo tra maggiorenni e tra minorenni, consente ad ogni cittadino di coltivare a casa propria fino a cinque piante e poi di cederne il prodotto finale ad un terzo.

In sintesi: se si deterrà il quantitativo consentito di cannabis o si coltiverà il numero di piante previste o si spaccerà questi quantitativi, non si subirà alcun processo né alcun provvedimento amministrativo, ossia nessun effetto sulla patente o sul porto d’arma.

Ho alcune domande che mi preoccupano ed alle quali non ho trovato risposte.

Se si vuole rendere lecito l’uso della cannabis incaricando il Monopolio di produrla e poi di autorizzarne la vendita in punti specializzati, perché consentire anche ai cittadini di spacciarla?

Si è riflettuto abbastanza sulle conseguenze di rendere lecita la vendita di droga tra minorenni? Si ha chiaro l’effetto devastante del permettere ad un sedicenne di entrare ogni mattina in classe con l’equivalente di circa quindici “canne” e di poterle cedere indisturbato ai suoi compagni?

Questo legislatore ritiene compatibile con la scelta appena fatta di introdurre l’omicidio stradale, permettere che un diciottenne salga a bordo di un’auto e la guidi fumando più “canne” appena comprate in un negozio autorizzato dallo Stato?

Lo Stato venderà “canne” al cittadino con porto d’armi permettendogli di fumarle tranquillamente andando a spasso con la pistola in fondina?

In Uruguay, citato quale modello della legalizzazione della cannabis, si impone a tutti i cittadini che acquistano droga nei negozi autorizzati di registrarsi: perché la proposta di legge italiana non lo prevede? 

La si ritiene un’inammissibile violazione della riservatezza?

Meglio allora l’idea che il chirurgo si prepari all’intervento fumando l’ennesima “canna” vendutagli dallo Stato, e così il pilota d’aereo o il macchinista dell’alta velocità?

Sono in attesa di risposte e senza pregiudizi le valuterò, ma intanto è giusto sottolineare che è pura illusione ritenere che aprire qualche negozio possa servire a frenare la diffusione della cannabis e la sua vendita clandestina.

Ci sarà sempre bisogno che qualcuno rifornisca gli spacciatori, che saranno sempre concorrenziali rispetto allo Stato sia per il prezzo, dato che le organizzazioni controllano con i loro sistemi l’intero ciclo di produzione e certamente non pagano tasse, sia per la qualità, perché liberi di arricchire il prodotto di sostanze esaltanti senza preoccuparsi dei loro effetti nocivi.

I minori rappresentano quasi i due terzi degli acquirenti della cannabis e per loro resterà comunque solo il mercato clandestino, e potendo venderla indisturbati ai loro coetanei alimenteranno il vizio ed allargheranno la platea dei consumatori.

Le piazze saranno, ancor più di oggi, invase da spacciatori che dovranno essere soltanto attenti alla quantità della droga che porteranno di volta in vota sulla persona.

Le Forze di Polizia dovranno assistere passive al triste spettacolo, rinunciare a reprimere lo spaccio minuto con ancor più difficoltà a risalire attraverso i piccoli verso i livelli superiori.

La stampa ha enfatizzato le diverse posizioni dei due massimi esponenti della magistratura inquirente preposta alla lotta contro il traffico della droga, ma ha invece trascurato le grida d’allarme che concordemente hanno lanciato.

Il Procuratore Antimafia Roberti ed il Procuratore di Catanzaro Gratteri hanno ricordato la specificità del nostro Paese e cioè che il traffico nazionale di ogni stupefacente è gestito da organizzazioni mafiose capaci di sfruttare cinicamente ogni depenalizzazione della vendita per ampliare i margini di profitto, e che l’autocoltivazione permetterebbe di legalizzare sotto mentite spoglie le proprie produzioni già diffuse sul territorio nazionale.

I promotori immaginano un mondo in cui cittadini adulti abbiano la gioiosa possibilità di entrare in un negozio dove comprare la cannabis da consumare, senza patire alcun effetto amministrativo o limiti sulle loro attività anche pubbliche.

Per realizzare ciò, che lo si condivida o meno, non è però per niente necessario permettere a chiunque di coltivare droga senza alcun controllo come se fosse basilico, e soprattutto autorizzare il libero spaccio addirittura tra minori.  C’è bisogno di riflettere ancora molto, ed i mesi che restano a questa legislatura non sembrano sufficienti.

Non sarebbe male che una svolta sociale così importante fosse proposta chiaramente prima agli elettori, ormai tra pochi mesi, per raccogliere anche la loro opinione.

Agostino Abate 14/lug/2017 07:44:48