Lettere al Direttore
16 maggio 2012
Basta mercati ambulanti
Egregio direttore,
mi riferisco ai numerosi servizi apparsi di recente sul Suo quotidiano in merito all'inserimento nel PGT di Varese di una nuova area destinata al mercato. Mi sembra di capire che l'opzione privilegiata sia quella del trasferimento in via Monte Santo, anche con l'eventuale creazione di un'area coperta per le bancarelle. Se io fossi un Amministratore della città, prima di prendere decisioni in merito mi chiederei:
a) ai giorni nostri il mercato ambulante è necessario a Varese? (Secondo me no, perché non ha più la funzione originaria di portare il commercio nei rioni delle città o nei paesi sprovvisti di negozi. Non ha più neppure la funzione di calmierare i prezzi, visto che ci sono negozi o grandi magazzini in città che offrono le stesse merci anche a prezzi inferiori)
b) è forse il mercato di Varese un'attrazione turistica? (No di certo, non avendo la specificità di proporre prodotti legati al territorio)
c) qual è la qualità dei prodotti attualmente in vendita? (Scadente nella stragrande maggioranza, essendo le bancarelle nella quasi totalità gestite da persone di origine extra-comunitaria che importano dai loro Paesi merci di pessima qualità)
d) quali benefici in termini di imposte porta il mercato alle casse del Comune? (Penso infatti che siano pochissimi gli ambulanti residenti in città che pagano l'addizionale Irpef. Tenuto poi conto che molto spesso gli scontrini sono fantasmini...!)
e) è sufficiente la Tarsu incamerata annualmente per giustificare un tale notevole investimento? (Io ritengo che, al massimo, il Comune si debba limitare a mettere a disposizione un terreno: essendo attività commerciali, che sia una Società creata dagli Ambulanti stessi a investire nelle infrastrutture e nella loro gestione. Perché i cittadini dovrebbero sborsare soldi per la creazione di qualcosa che è "privato"?)
f) quali problemi creerebbe l'insediamento in via Monte Santo in termini di traffico, essendo un'area difficilmente accessibile per mancanza di ampie strade e parcheggi? (E' sotto gli occhi di tutti il "casino" esistente in zona p.le Kennedy e limitrofi nei giorni di mercato!)
g) tenuto conto delle norme in vigore in materia di sicurezza, l'area in questione sarebbe sufficiente per tutte le 220 bancarelle? (Non mi si dica che oggi il mercato è a norma! Vorrei vedere cosa succederebbe in caso d'incendio o scoppio nel centro del piazzale, non essendoci la distanza necessaria tra una bancarella e l'altra per evacuare in fretta persone e mezzi!)
h) cosa ne pensa la "stragrande" maggioranza dei cittadini in merito a tale questione?
Come si deduce dalle mie osservazioni tra parentesi, io risponderei: no, il mercato ambulante in via Monte Santo non si deve fare.
Si utilizzino invece le poche risorse disponibili per risolvere i vari problemi della città, specialmente la creazione di parcheggi (gratuiti, o a bassissimo prezzo) che favoriscano la rinascita del commercio (e quindi della città) attraendo anche clientela dalle zone limitrofe.
In conclusione però posso solo dirmi: "Povera illusa! Pensi davvero che chi Amministra Varese si decida finalmente a mettere da parte le visioni personali ed a ragionare con la testa dei Cittadini?". Il fatto stesso che non ci sia un Amministratore che si degni di rispondere ai vari quesiti che indirettamente gli vengono posti dai lettori tramite questa rubrica, è il segno che se ne fregano altamente di ciò che noi, comuni mortali, vorremmo fosse fatto per la nostra città.
Cordiali saluti.
16 maggio 2012
Settembrini scuola modello
Egregio direttore,
le scrivo, magari tardivamente, in merito alla pubblicazione dell'articolo del 20 aprile c.a., a firma Riccardo Prando, in cui si parla del futuro della scuola Galilei di Avigno.
Le scrivo perché mi sento "toccato nel vivo" per le parole che io ho trovato quasi cariche di rancore rivolte dall'ex presidente dell'associazione genitori della Galilei alla scuola Settembrini di Velate.
Io sono padre di un "remigino" iscritto, coscientemente e consapevolmente, all'inizio dello scorso anno scolastico, alla Settembrini.
Ritengo che oggigiorno, con le possibilità di spostamento molto più elevate, i genitori, magari anche a fronte di sacrifici in termini di tempo, preferiscano orientare le proprie scelte verso quelle che ritengano possano essere le strutture migliori in cui far crescere e far formare i propri figli.
Quando parlo di struttura ovviamente non mi riferisco alla sola parte logistica (aule, palestra, mensa, giardino e quant'altro) ma, soprattutto, a chi "anima" le fredde mura di una scuola, a chi insegna ai nostri figli, a chi cerca di dissolvere i loro dubbi e le loro incertezze, a chi li accompagna verso una serena crescita culturale ed emotiva.
La nostra non è stata una scelta istintiva o meccanica (io stesso ho frequentato a metà anni 70 la stessa scuola) ma una scelta a lungo ponderata, nata dal confronto fatto tra i vari open day a cui abbiamo partecipato.
Ebbene, solo all'open day della Settembrini abbiamo assistito ad un abbraccio, tra un bambino che avrebbe dovuto iniziare la classe quinta e la sua maestra; ai nostri occhi quell'atto non ha rappresentato un'attenta "operazione di marketing" ma è stato un gesto spontaneo, dettato dal trasporto che solo il vero affetto può portare.
Al di là dell'indubbia capacità didattica che oggi, in maniera cosciente, possiamo riconoscere alle maestre di nostro figlio devo dirle che la serenità che quel semplice gesto di affetto ci ha donato ci è rimasta nel cuore e ci accompagnerà per i prossimi 4 anni. Cordialmente.
12 maggio 2012
L'ego di Bossi
Pietro Checchi - da Varese (Varese)
Egregio direttore,
auspico che durante il mese di giugno, allorché avrà luogo il Congresso Federale della Lega Nord, colui che se ne riteneva il padrone assoluto, unitamente alla propria famiglia, escano definitivamente dalla scena politica.
Dopo anni d’onorata militanza, posso asserire, senza ombra di dubbio, che la maggiore responsabilità di quanto è accaduto, debba essere ascritta agli errori commessi dalla "Base" che, scelleratamente, ha posposto principi ed ideali, per votarsi all’idolatria d’un "malato d’onnipotenza", cui è stato concesso e perdonato tutto (leggi Credieuronord, Ceit e molto altro ancora, non esclusi i famigerati 200.000.000, per i quali pagò ingiustamente il capro espiatorio Patelli ).
Bossi "era sistematicamente innocente", "non poteva far altro", oppure "non sapeva".
A prescindere dal fatto che valuto semplicemente assurdo mantenere in carica per oltre un ventennio un "leader" che, oltretutto, ha clamorosamente fallito, dimostrando ampiamente tutta la propria incapacità, allorché il "Grande Vecchio" (Gianfranco Miglio), dopo esser stato buggerato dal proprio pupillo e definito "un peto nell’universo", ha decisamente preso le distanze da colui che reputava un "cavallo sbagliato" (sono parole sue, udite dal sottoscritto, suo allievo).
D’altro canto, gli esiti prodotti dall’"infallibile politica" del presuntuoso Umberto Bossi, orfano dell’intelligenza superiore di Miglio, sono inconfutabili e riassumibili in zero assoluto, clamorose batoste elettorali e nord ridotto ad un colabrodo, proprio da codesto "falso messia padano", che dopo oltre dieci anni trascorsi nella maggioranza, s’è limitato ad asservire Silvio Berlusconi, votando vergognose "leggi ad personam" ed infischiandosene della tanto millantata "questione settentrionale".
Alla luce di tutto ciò, è lecito ritenere che si stava meglio quando la Lega Nord non esisteva!
Poveri padani, fiduciosi che le cene del lunedì, consumate ad Arcore, sovente alla presenza di Renzo (alter grass de rost), producessero effetti lusinghieri!
In simili frangenti, purtroppo, Bossi tutelava unicamente i propri interessi!
Mai sono stato "maroniano", tuttavia ritengo che, in un momento tanto problematico in cui versa il movimento, egli sia l’unico in grado d’inculcare nuovi stimoli e chiudere la trista ed improduttiva "era bossiana.
Distinti saluti.
11 maggio 2012
Lo strapotere delle banche
Luigi Martinoia - da Induno Olona ((VA))
Egregio direttore,
ho letto con attenzione la lettera di Emilio Vanoni pubblicata il 1° maggio u.s. che in effetti rispecchia abbastanza fedelmente il pensiero maggioritario del popolo riguardo le banche e gli intermiediari finanziari in genere.
Pur concordando largamente sulle critiche al sistema attuale, mi permetto evidenziare che criticare un’intera categoria di lavoratori solo in quanto il sistema globale non funziona è assai facile e un tantino ipocrita. Vero è che le banche italiane sembrano una nuova variante della mafia, collegate come sovente sono a organizzazioni parausuraie, ma una critica siffatta sarebbe assai simile a quella di coloro che criticano il sistema sanitario nazionale solo perchè alcuni ospedali funzionano male.
Quello che invece si dovrebbe fare è adoperarsi (tutti!) perchè gli ospedali peggiori divengano meglio operativi, ovvero darsi da fare perchè il "sistema" bancario italiano migliori liberandosi da lacci e vincoli di ogni sorta e proponendo soluzioni, una delle quali potebbe essere consentire sul mercato l’ingresso di banche straniere che possano operare secondo i loro propri criteri e non soggiacendo a troppo restrittivi criteri imposti dalla Banca d’Italia, il che creerebbe una vera concorrenza oggi praticamente inesistente.
Certo questo metterebbe contro interessi centenari ormai radicati, un po’ come la liberalizzazione degli orari dei negozi, e sicuramente l’attuale governo in odore di illegalità democratica è il meno adatto ad attuare un simile provvedimento. Tuttavia se il Paese di Napolitano vuole veramente progredire non è certo introducendo nuove imposte e tasse, che fra l’altro il popolo non è più in grado di pagare in quanto ormai in larga parte privo persino dei primari mezzi di sostentamento (evidentemente di questo fatto il Palazzo non se ne è ancora accorto), ma bensì creare risparmi diretti e indiretti nei costi del sistema.
Si devono rendere le attività più profittevoli e non il contrario. La gente che lavora (poca ormai), sia essa dipendente o imprenditore, deve essere messa in condizione di guadagnare di più e non di meno.
Il progetto sociale non può più essere inteso nella vetusta forma marxista - leninista di tempi ormai passati, nel senso di derubare legalmente i pochi ricchi per ridistribuire il maltolto ai poveri; il vero progresso sociale si ha quando si riesce a far star meglio sia i ricchi che i poveri! Il progresso sociale non consiste nell’allargare la porzione della fetta di torta da destinare ai poveri ma piuttosto è trovare il modo di avere una torta più grande e quindi fette più grandi per tutti.
Con la vecchia ideologia del progresso sociale alla "passator cortese" non si accontenta nessuno; e quando nessuno è contento... chi conosce un po’ di storia può prevedere facilmente i prossimi eventi futuri, e uno di questi ha un nome che fa venire i brividi: si chiama Rivoluzione! E in ogni rivoluzione a morire sono sempre tanti poveri e pochi ricchi.
11 maggio 2012
L'Italia guarda indietro
Giuseppe Bertoldi - da Gallarate ((VA))
Egregio direttore,
per motivi familiari ho passato le ultime due settimane in Germania in una media e bella città capoluogo di un Land dell’ex DDR.
Così che il 25 aprile l’ho seguito alla televisione. Ma possibile che dopo 67 anni siamo ancora qui a discutere e giudicare se questa è una festa per tutti gli italiani oppure alcuni sono esclusi?
Il 1° maggio ho seguito dal vivo la manifestazione dei lavoratori tedeschi e mi è sembrato di essere ritornato giovane. Una folla allegra, composta, tranquilla, sul palco sindacalisti alternati da canti e musica, quattro poliziotti a controllare il tutto, insomma veramente una festa dei lavoratori con tutti i negozi chiusi.
Ecco, a questo punto ho capito finalmente la grande differenza tra noi e i tedeschi e cioè che la Germania guarda avanti, mentre l’Italia è sempre girata all’indietro mostrando così il deretano al futuro invece che la faccia.
Noi festeggiamo il 25 aprile 1945 dove con buona pace dei partigiani abbiamo perso. Poi festeggiamo il 4 novembre 1918 dove abbiamo ottenuto una vittoria di Pirro costata migliaia di morti. Poi festeggiamo il 17 marzo 1861 l’Italia unita che è ancora un’utopia. Poi festeggiamo il Tricolore di Reggio Emilia (periodo napoleonico) e giù giù fino a festeggiare Scipione l’Africano citandolo nel nostro inno nazionale.
Il passato sarà anche importante, ma il futuro lo è di più e la nostalgia cattiva amica.
Saluti prealpini.
10 maggio 2012
Colpa di Berlusconi
Carlo Mario Passarotti - da Gallarate ((VA))
Caro direttore,
Sallusti, Feltri e Belpietro, giornalisti devoti e fedeli al cavaliere, disarcionato, di Arcore addebitano la dèbacle del PdL al suo sostegno al governo Monti, da essi osteggiato e inviso. Chissà per qual motivo il PD, anch’esso coerente nel suo sostegno al governo Monti non ha subito una sconfitta, ma può vantare una certa vittoria! Per Sallusti, Feltri e Belpietro valga l’antico detto "chi é causa del suo mal, pianga se stesso!".
La causa della sconfitta disastrosa del PdL è nella dirigenza, in quel Berlusconi che doveva andarsene e non lo vuol fare. E sarà peggio per il PdL se si andrà a nuove elezioni. Gli elettori del centro destra saranno anche, come tutti gli italiani, arrabbiati per le azioni di Monti, ma sono soprattutto disaffezionati e stanchi della presenza ingombrante e anacronistica del cavaliere di Arcore.
Cordiali saluti.
10 maggio 2012
Via da Varese e Busto
Gentile direttore,
e adesso che la Lega e il Pdl sono stati sconfitti ovunque, è "politicamente" corretto che continuino ad amministrare città importanti come Busto e Varese, ma anche per i piccoli comuni? Non sarebbe più corretto "politicamente" che gli attuali sindaci, in preparazione delle future elezioni, gestiscano "solo l’ordinaria amministrazione"? Non sarebbe meglio che essendo ormai minoranza non compiano atti e scelte importanti per il futuro delle città amministrate?? È emblematica a questo punto, ad esempio, la scelta fatta a Varese di massacrare un parco pubblico per ricavare parcheggi che già in partenza saranno insufficienti, e visto che la vera maggioranza dei cittadini è contraria a tale follia, non sarebbe "politicamente" corretto un passo indietro? Con quali argomenti di pseudo democrazia possono sostenere il contrario vista la valanga di delegittimazione che gli è piovuta addosso??
Forse sbandierando la vittoria di Tosi a Verona e dimenticando che era stato minacciato di espulsione dalla Lega?? Memorie corte, e questa gente vorrebbe governare indisturbata a colpi di maggioranza sapendo a priori di rappresentare solo un minoranza del paese? Mi auguro che le opposizioni si coalizzino per proporre referendum e continue richieste di dimissioni, non dimentichiamo che sono gli stessi che ci hanno condotto nel baratro della crisi attuale.
Cordiali saluti.
09 maggio 2012
Sì all'arresto di Lusi
Senatore Paolo Rossi - da Varese ((VA))
Egregio direttore,
leggo, questa mattina, sul Suo giornale, la lettera del Sig. Gianni Basso di Gavirate in riferimento alla vicenda Lusi, lettera alla quale sono ben lieto di rispondere. Come già mi è capitato si scrivere sul mio blog, la vicenda Lusi mi ha lasciato profondamente indignato e ha macchiato, indelebilmente, la pur breve storia de La Margherita, partito al quale anche io appartenevo e col quale sono stato eletto al Senato. Gli accertamenti sulla vicenda e la seppure parziale confessione del Senatore Lusi non mi lasciano, a questo punto, nessun dubbio su cosa farò e su cosa voterò. Il mio sarà, pertanto, un sì convinto alla richiesta di custodia cautelare.
Sperando di aver risposto, in maniera adeguata, al quesito postomi dal Suo lettore, le invio i miei più cordiali saluti
09 maggio 2012
Facce bianche e facce nere
Gabriele Angelini - da Vedano Olona ((VA))
Egregio direttore,
giunti all'età in cui, per Manzoni, si dovrebbe volgere la mente ai "casti pensier della tomba", credo sia bene, almeno ogni tanto, guardarsi attorno. Riflettere su quanto è cambiato il panorama umano che ci circonda.
Sessant'anni fa un viso di colore scuro era rarità, attirava la nostra attenzione, anzi, meraviglia. Ora è normalità vedere una gran numero di facce che, senza possibilità di dubbio, mostrano la loro origine d'oltremare. Stiamo divenendo una società multietnica, come dicono quelli che parlano bene. E' questo è buona cosa o no? Credo di si, entro certi limiti e regole, non è però su questo che vorrei attirare l'attenzione. Vorrei tentare di analizzare le cause di questo fenomeno che si è accentuato negli ultimi trent'anni. La maggior parte dei comportamenti umani, poi finiti sui libri di Storia, hanno da essere esaminati considerando la geografia. Il continente in cui viviamo, l'Europa, ha un confine terrestre con l'Asia, questo non sempre coincide con divisioni politiche di Stati diversi e sovente neanche con ragioni orografiche. Abbiamo quindi a disposizione un territorio di circa 55 milioni di chilometri quadrati che possiamo percorrere in lungo ed in largo a piedi, senza neanche bagnarci le caviglie.
Marco Polo lo fece nel 1270, da Venezia all'estremità della Cina. Pur avendo tale spazio a disposizione, gli europei ebbero la volontà di andare a vedere cosa c'era dall'altra parte del mare. Cristoforo Colombo scambiò l'America con l'India e mantenne questa idea fino alla morte. Rimane il fatto che gli europei avevano curiosità e coraggio per esplorare quello che non conoscevano.
L'Africa è un continente tutto immerso nel mare. Nessuno degli abitanti provò alcuna curiosità per quanto poteva esserci oltre il mare, non costruirono mai una nave. Che ogni famiglia viva coltivando il campo ereditato dal padre che lo aveva ricevuto dal nonno e così via, per generazioni, è un modo di vita che merita massimo rispetto e considerazione. Anzi, come filosofia è migliore della nostra che ci rende schiavi per soddisfare necessità inesistenti, create dalla società dei consumi che ci convince dell'indispensabilità del superfluo, così da renderci perennemente insoddisfatti e stressati per futilità. Così fu per secoli fin quando un ragazzo africano riuscì a piazzare un televisore e captare un trasmettitore del nostro mondo. I primi e più facili messaggi da comprendere furono quelli pubblicitari, del resto sono proprio studiati per essere elementari, immediati e comprensibili a tutti. Si diffuse l'idea che il mondo occidentale fosse fatto da persone contente, ben vestite ed ancor meglio nutrite, senza alcuna preoccupazione, che la vita in quelle contrade fosse sinonimo di felicità.
Iniziò allora un agitarsi degli africani per raggiungere quei paesi da sogno.
A questo seguirono delusioni ed uno stato di frustrazione che rimarrà per tanto tempo.
Ho consapevolezza di aver trattato un argomento tanto complesso in modo troppo semplicistico, ho volutamente tralasciato di menzionare il crimine dello schiavismo commesso da noi bianchi, del colonialismo, dell'intromissioni interessata negli affari interni dell'Africa durante il periodo della guerra fredda ed altro ancora. Realtà che rendono il tutto molto complesso. Penso però di aver invitato a riflessioni che, alla maggior parte di noi europei, sfuggono. O almeno su cui non ci siamo mai soffermati.
Cordialità.
08 maggio 2012
Le solite facce
Giovanni Virginio Bianchi - da Varese ((VA))
Egregio direttore,
E’ notevole il grado di disinvoltura con il quale i nostri parlamentari si ripropongono.
Gratta gratta l’elettorato non è ancora riuscito a capire se il numero dei parlamentari sarà ricalibrato riducendolo e nemmeno se stipendi ed emolumenti vari saranno passati al setaccio per essere ridimensionati od anche annullati.
Gli elettori saranno ancora rappresentati (si fa per dire) anche da parlamentari che sono riusciti, nel corso della legislatura, a totalizzare assenze alle sedute in misura più o meno pari all’80/90%.
Gli elettori si porranno inoltre le seguenti domande: ma come saranno selezionati, con quale criteri, dai partiti questi nuovi onorevoli? Parentele, amicizie, ecc. saranno o no finalmente bandite?
Intanto l’onorevole Monti, presidente del Consiglio, ha, ancora una volta, dichiarato che la crisi in cui si dibatte il Paese ha iniziato a deragliare anni orsono dalle regole che caratterizzano una buona amministrazione. Avviene quindi che oggi l’elettorato non può derogare dalle rigide norme emanate dall’attuale governo, pena l’annullamento degli effetti positivi che dovrebbero realizzarsi tra qualche anno.
Resta comunque da capire quanto segue: come si è creato il pauroso indebitamento che minaccia di affogare il Paese?
Chi sono gli amministratori che hanno governato il Paese?
Una riflessione infine per gli "esondati" e relative famiglie che si sono sempre barcamenati con retribuzioni da 1000/1500 euro al mese e che con la riforma delle pensioni in atto stanno ora appesi al chiodo mentre i costi dei generi alimentari, luce, telefono, gas, tasse comunali, ecc. continuano ad aumentare.
Questa mia vuole solo essere un breve excursus sulla situazione che stiamo vivendo e all’idea che alle prossime elezioni mi troverei di fronte alle solite vecchie facce mi indispone alquanto.
Grazie per l’eventuale ospitalità.
Cordialmente.
08 maggio 2012
La scuola del ventennio
Silvana Maggio Orsini - da Varese ((VA))
Caro direttore,
ho letto, su Prealpina del 4 c.m., a pagina 23, l’articolo: "Maniere forti, prof. a giudizio", firmato da Sarah Crespi e riguardante i metodi troppo duri con i quali un professore si volgeva ai propri studenti.
Nulla da eccepire, anzi se, ad un certo punto dell’articolo non avessi letto testuale commento: "...Le parole più gentili che riservava ai suoi alunni erano ’troglodita’, ’scemo’, ’cretino’. Un comportamento che, forse a chi è stato tra i banchi di scuola nel Ventennio, potrebbe suonare quasi normale. Ma si trattava del Ventennio, appunto".
Tale giudizio rivolto a noi, oggi anziani ma nel Ventennio diligenti se pur vispi scolaretti, mi ha lasciato basita... e mi ritrovo in aule linde ed ariose nelle quali dai banchi, alla cattedra, alla lavagna, al vigile Crocefisso spiccava un ordine armonioso... e, in quei banchi, compagni del nostro quotidiano di scolaro, c’erano tanti bambini, composti nei loro grembiuli... prima piccini poi, via via grandicelli ai quali, oltre ovviamente alle discipline scolastiche veniva insegnata la buona educazione, il sapersi porgere al Prossimo, soprattutto nel rispetto degli insegnanti e degli anziani... e non a caso, quando gli insegnanti entravano in classe venivano salutati da una alzata collettiva della scolaresca... insegnavano ad amare il proprio Paese... insegnavano la solidarietà ed il dialogo.... e sempre con dolcezze e pazienza... Silenziosi ed attenti alle spiegazioni, quando suonava la "campanella" era tutto un fuggi fuggi di calzerotti, trecce e calzoni alla zuava... e il giorno dopo si ricominciava.
Nel pomeriggio si giocava al Mondo, ai cerchietti, a guardie e ladri, a mosca cieca... non c’era la coca-cola, non c’erano le discoteche, ma, soprattutto, non esistevano gli spinelli. E, non a caso, molti di quegli scolari del Ventennio sono diventati luminari della Medicina, brillanti scrittori, emergenti professionisti in contrapposizione ai molti che si distinsero nelle Arti e Mestieri, quest’ultima categoria ahimè che suonerà muta alle sue orecchie, essendosi, ormai, estinta la specie.
Quindi, se i professori del Ventennio non fossero stati moralmente e culturalmente all’altezza della vita scolastica sarebbero emersi dalla scuola del Ventennio una schiera di personaggi che hanno alimentato e dato lustro alla Società di allora?
Ho avuto molti insegnanti di cui ricorderò sempre con gratitudine la loro dolcezza, tuttavia, non scevra da giusta severità all’occorrenza. Non voglio polemizzare e criticare la differenza dei tempi. Non si può fare di tutta l’erba un fascio e, anche se oggi tutto sembra precipitato nel caos, la scuola, la più parte degli insegnanti porta a termine la propria missione con competenza, rettitudine ed entusiasmo, nonostante la totale mancanza di supporto morale ed economico da parte dello Stato.
...Dicevo dunque "la differenza"... "la differenza" l’ha fatta lei, nel suo articolo: OGGI: insegnante a giudizio, IERI: ordine e disciplina, la scuola del Ventennio, appunto.
Cordialissimi.
05 maggio 2012
Torniamo alla lira
Rita Ravasi - da Cunardo ((VA))
Egregio direttore,
la mia idea di tornare alla nostra vecchia moneta ha ricevuto così tante critiche e perplessità che vorrei spiegare meglio il mio punto di vista.
Sappiamo che la crisi è mondiale e non solo italiana, e da ciò la necessità di guardare al proprio orticello senza sperare nell’aiuto degli altri paesi. Ma il beneficio quale sarebbe? Intanto di potere stampare moneta, cosa che invece rimanendo con l’euro non possiamo fare, che avrà sì lo svantaggio di svalutare il potere d’acquisto, ma che servirebbe a fare girare l’economia interna per poter sopravvivere, esattamente come fanno America, Giappone e Argentina. E se funziona per loro non vedo perchè non dovrebbe funzionare per noi. Ricordiamoci che quello di stampare moneta, che oggi viene così dipinto negativamente dagli addetti ai lavori, è ciò che ha salvato l’America dopo la crisi del 1929 insieme all’assorbimento, attraverso agenzie governative, della forza lavoro rimasta disoccupata per la costruzione di opere pubbliche.
Perchè non cogliamo dal passato le soluzioni? Perchè non guardiamo ad esempi anche molto recenti come l’Argentina? Informatevi su quali siano state le cause del fallimento di questi stati e vedrete che molte sono le analogie con il nostro. Guardiamo alla Grecia, cosa le è servito seguire le indicazioni dell’Europa? Come vivono, anzi come si suicidano? Dobbiamo fare la stessa fine? Beh, farlo avendo come moneta la lira o l’euro non ci cambia nulla, quindi proviamo a tornare alla lira perchè ritornando ad avere una moneta che ha un cambio inferiore rispetto a molte altre potrebbe attrarre gli stranieri ad acquistare da noi; forse tornerebbero a fare le vacanze, rimarrebbero o insedierebbero le loro aziende. Vi ricordate quando francesi, tedeschi, svizzeri organizzavano pullman per venire ai mercati di Porta Palazzo a Torino e a quello di Luino per fare la spesa?
Il nostro quadro occupazionale vede circa il 72% della forza lavoro nel settore terziario, quello dei servizi, ciò significa che le persone sono alle dipendenze di aziende che operano per soddisfare i bisogni interni della nostra nazione, quindi è necessario sostenere queste creando liquidità. L’industria assorbe solo il 25% che sta via via diminuendo per alcuni fattori: 1) perchè con l’euro produrre in Italia non è più favorevole; 2) perchè si produce più della necessità (pensate ad esempio a quanto dura un frigorifero e a quanti ne vengono prodotti ogni giorno; 3) perchè meccanizzando, robotizzando hanno sempre meno bisogno di noi umani (però mi verrebbe da chiedergli: hai visto come il robot compra i tuoi prodotti?). L’agricoltura assorbe meno del 3% e pur avendo un così esiguo peso sull’occupazione potrebbe creare degli sbocchi interessanti se convertisse l’allevamento del bestiame e, di conseguenza, la coltivazione dei campi da foraggio a soia di cui la Cina ha un gran bisogno, ed è ciò che ha aiutato e sta aiutando l’Argentina ad uscire dalla crisi. Pensate, per una volta saremmo noi a esportare qualcosa a lei, ed è qualcosa di cui avrà sempre bisogno: il cibo.
Saluti.