Un "patto" anche per la crisi economico-sociale
di GIUSEPPE STRAZZI
Il governatore Formigoni si è incontrato con il gotha varesino (sindaco, rettore dell'Insubria, presidente della Provincia) per concedere un cospicuo contributo economico come contenuto concreto di un patto territoriale teso a sostenere la città e la provincia. I soldi sono destinati a concludere processi di valorizzazione dell'area storica di Castelseprio, il restauro di una chiesa, la realizzazione del nuovo ospedale materno e infantile, il "Ponte del Sorriso". Inoltre, i denari sono destinati al rifacimento di strade a al perfezionamento di altre infrastrutture. Tutto ciò è per i rappresentanti che governano Varese motivo di soddisfazione e di apertura di credito nei loro confronti. Ma una considerazione urge mettere in evidenza, tenendo presente il momento attuale in cui si dibatte il territorio veresino. È un tempo di crisi economica generalizzata e che nello specifico della condizione locale genera preoccupata attenzione per i problemi dei settore manifatturiero, artigianale e commerciale. A settembre forse molte piccole e medie imprese del Varesotto non apriranno più le porte agli operai, in quanto scarseggiano i fondi per continuare l'attività produttiva. E allora perché la Regione Lombardia non ha pensato a costituire un patto di rilancio produttivo per i nostri artigiani, commercianti e imprenditori? Perché i rappresentanti politici della realtà varesina non hanno messo in primo piano la richiesta di avere incentivi economici per fare ripartire o attenuare gli sforzi di sopravvivenza delle piccole e medie imprese varesotte? La cultura politica in questo momento deve sforzarsi di capire che la vera crisi è quella sociale che coinvolge migliaia di lavoratori e di datori di lavoro. E più che destinare soldi al restauro di aree archeologiche, ora è vitale sostenere la difesa della produzione e del lavoro.