I diritti
dei matti
di FERDINANO CAMON
Franco Basaglia, protagonista dello sceneggiato trasmesso da Rai 1 e intitolato "La città dei matti", non ha reinterpretato soltanto il rapporto tra follia e ragione, ma anche tra malato e società, poveri e oppressione, medicina ed etica.
I "matti" di cui si occupava erano un problema che la società non sapeva non solo risolvere, ma nemmeno impostare.
E allora lo negava: i matti venivano chiusi in apposite case, separate dalla città, e dentro le case venivano chiusi in celle, e dentro le celle, i più pericolosi, in gabbie.
Il filmato ha mostrato quelle gabbie, a coloro fra noi che non le avevano mai viste. L'uomo in gabbia soffre un tradimento della sua natura. Vien da domandarsi, vedendo il filmato, se tutti i matti eran completamente matti, o alcuni lo erano a metà o a un terzo.
E se dunque i manicomi erano strumenti di cura o qualcosa di diverso. Qualcosa di molto diverso, sosteneva Basaglia.
Il manicomio era un muro: di qua noi, di là i matti.
Quel muro non era eretto per salvare e curare i matti. Ma per salvare e proteggere noi.
Confinando il matto in manicomio, dove non guarirà mai, noi lo seppelliamo in un cimitero oltre le mura cittadine. La follia è una minaccia.
Come la miseria. Perdendo la ragione, adottano comportamenti irragionevoli. In un mondo che ha bisogno di ordine, questa è una colpa.
I manicomi sono le prigioni dove si sconta questa colpa.
Subendo punizioni.
Dunque nei manicomi si punisce.
Un grande narratore italiano, Ottiero Ottieri, che ha passato lunghi periodi nelle cliniche di cura, descrive gli elettrochoccati: camminano barcollando, la testa ciondola sul collo come un oggetto estraneo, una zucca. Io amo Ottieri.
È il descrittore dei proletari come oggetti: il padrone vende la fabbrica insieme con gli operai, gli operai sono anime morte.
E anime morte erano i matti nei manicomi.
I matti hanno spesso, quasi sempre, la mania di persecuzione: si sentono minacciati dal mondo, scappano da tutto, si difendono da tutto.
Il manicomio cercava di curarli trasformando gli infermieri in persecutori: sono loro, gli infermieri, che li rincorrono per i corridoi, li catturano come si catturavano i negri nella foresta, li legano, li tuffano nell'acqua gelata, li bastonano con le scariche elettriche. Domanda: se uno teme una persecuzione-immaginaria, si può guarirlo con una persecuzione-reale?
O non si perpetua la malattia?
Le soluzioni che aveva in mente Basaglia sostituivano la chiusura dei matti nei manicomi con la convivenza dei matti nella società libera: servizi, comunità, gruppi, assistenti. Tutto questo è bellissimo ma ha un difetto: costa.
La grande idea di Basaglia urta contro l'economia, per cui all'uomo che costa troppo si abbassano i diritti, in modo che costi meno. Basaglia lo sapeva e diceva che la soluzione non è solo tecnico-scientifica, ma anche economico-sociale. Lui ha fatto la prima. Tocca allo Stato fare la seconda: è da come tratta i malati che si misura la civiltà di uno Stato.
(fercamon@alice.it)