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giovedì 09 settembre 2010
 
 
 
 

 
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Edizione: La Prealpina Varese Sezione: PRIMA

Periodicità: da martedì a domenica 31/07/2010
 
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Solo pena
per Pippo

di VINCENZO CORONETTI
Scriviamo una ovvietà: la lettera di Pippo Piccolomo, l’uomo accusato di avere massacrato una anziana donna di Cocquio Trevisago, mozzandole addirittura le mani, ha fatto scalpore. Non poteva essere in altro modo, sia per l’efferatezza di quell’omicidio e per i ritorni sull’opinione pubblica, sia per l’ostinato e spiazzante silenzio di Piccolomo davanti al magistrato. Fa scena muta con gli investigatori, parla coi giornali. Perché? Tutto sommato, la risposta è un’altra, altrettanto ovvia, domanda: che cosa ci potremmo aspettare di diverso da questa persona? Nella missiva inviata al direttore della Prealpina e pubblicata giovedì non c’è un rigo di pietà per Carla Molinari, la vittima della feroce aggressione. Solo un’accorata autodifesa, peraltro priva di riscontri veri, sostenuta da supposizioni che rimandano a presunte, improbabili messe in scena per creare le prove d’accusa. Prove che, al momento, sarebbero invece incontestabili. Sarà il tribunale a decidere se Piccolomo sia o no colpevole; ma le meticolose indagini della Squadra mobile di Varese, coordinata dalla Procura, non lascerebbero spazi ai fraintendimenti.
Se i delitti di Cogne e Garlasco hanno generato gruppi contrapposti di innocentisti e colpevolisti, per Cocquio la posizione è soltanto una.
Eppure, Pippo Piccolomo non cede di un millimetro. Si aggrappa a una lettera, sgrammaticata e essenziale nella sintassi, per proclamare che lui, con la mattanza del novembre scorso, non c’entra nulla. «In quella casa non sono mai entrato» ribadisce più di una volta. Le conseguenze del suo chiamarsi fuori sono purtroppo l’opposto di quello che egli vorrebbe ottenere: non gli crede nessuno. Si appella agli amici Giorgio e Giuseppe, implora che qualcuno gli scriva in carcere. Le figlie della prima moglie, morta carbonizzata in auto sotto gli occhi del marito, l’hanno abbandonato. Il suo avvocato si dissocia dalla presa di posizione via posta ed è sul punto di rinunciare alla difesa. Solo un diverso atteggiamento potrebbe salvare Piccolomo dal già avviato isolamento. Qui entrano in scena aspetti psicologici e comportamentali, che gli esperti dovranno decrittare e spiegare. Lucida follia? Chissà. Per quanto ne capiamo, davanti a lui si prospettano lunghi anni di galera e una macerante solitudine, benché invochi una comprensione sociale che così non otterrà mai. Quanta pena.

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