Niente Columbus Day, il Pirellone tira la cinghia
Cura dimagrante del consiglio regionale lombardo: non parteciperà alla parata newyorkese
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di ELENA CRIPPA
Il giro di vite per risparmiare soldi pubblici in Lombardia fa una vittima illustre: per quest'anno niente festeggiamenti per il "Columbus Day". Il Consiglio regionale, infatti, non parteciperà alla tradizionale parata di New York, organizzata il 12 ottobre per celebrare la scoperta dell'America. Il leghista Davide Boni, presidente dell'assemblea lombarda, spiega che il forfait alla kermesse nella Grande Mela è dovuto ai tagli alle spese imposti dalla manovra economica. "La cura dimagrante del Consiglio - dice - ammonta per il 2010 a 700 mila euro, di cui 300 mila erano destinati proprio alla partecipazione al Columbus Day". Eppure nelle casse del Pirellone i soldi per prendere parte alla manifestazione ci sarebbero. Perché il consiglio regionale, martedì scorso, ha approvato il bilancio consuntivo 2009, che registra un avanzo di amministrazione di 1,9 milioni di euro. Ma di questa ingente somma, Boni chiarisce che 1,2 milioni di euro saranno trattenuti dal Consiglio per coprire, nel corso dell'anno, le spese per il potenziamento del sistema informatico e per gli stipendi di impiegati e dirigenti e, magari, puntare su eventuali nuove assunzioni. Mentre gli altri 700 mila euro - risorse che sono tornate a tutti gli effetti nella cassaforte del Pirellone - costituiscono il "gruzzoletto" che l'assemblea è riuscita a risparmiare grazie a una serie di "atteggiamenti virtuosi" come li ha definiti Boni, dal taglio delle missioni all'estero, come il "Columbus Day", alle consulenze, dai patrocini ai convegni. Da notare, inoltre, che l'assemblea lombarda risparmierà anche sul costo della carta, perché "la direzione verso cui vogliamo andare è proprio quella dell'informatizzazione". Ulteriori sforbiciate potrebbero anche arrivare dal taglio degli stipendi ai consiglieri, sul cui varo il presidente del Consiglio lombardo ammette di voler aspettare "le indicazioni che verranno dalla manovra". Perché, spiega, "le indennità dei consiglieri regionali sono legate a quelle dei parlamentari e dei magistrati". In ogni caso, secondo Boni, i consiglieri lombardi "dovrebbero essere valutati non solo per lo stipendio che prendono, ma anche rispetto al lavoro che svolgono".