PROCESSO HYDRA
«Alleanza tra le mafie», c’è un nuovo pentito
Anche il Comune di Varese tra le parti civili
Pronti, via. E subito un colpo di scena davanti ai giudici dell’ottava sezione penale del Tribunale di Milano nel filone ordinario del processo Hydra, dal nome della maxi inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, convinta che in Lombardia fosse operativa un’alleanza tra cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra per controllare interi settori economici. Oggi, giovedì 19 marzo, nel corso della prima udienza a carico di 45 imputati, durante la fase dell’ammissione prove, la pm Alessandra Cerreti, con a fianco il collega Rosario Ferracane e il procuratore capo Marcello Viola, ha depositato il verbale in formato cartaceo reso il 3 febbraio scorso da un nuovo collaboratore di giustizia (a sua volta imputato): si tratta di Gioacchino Amico, presunto vertice del sistema mafioso lombardo per conto della camorra del clan dei Senese.
LE DICHIARAZIONI E IL SUICIDIO DI BERNARDO PACE
Sempre oggi è stato depositato il verbale, che risale al 19 febbraio scorso, di un altro nuovo collaboratore di giustizia, Bernardo Pace. Condannato a gennaio a oltre 14 anni nel filone del processo in abbreviato, un mese fa aveva iniziato a collaborare. Due giorni fa si è suicidato nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino, dove era stato trasferito dopo l’inizio della collaborazione.
AMICO: «COLLABORO PER L’INCOLUMITÀ DEI MAGISTRATI»
«L’associazione c’è ed è nata nel 2019 ed è proprio questa unione di tutte le tre mafie, per non dire forse la quarta albanese, che è quella più spietata», ha fatto sapere Amico, che ha messo a verbale di voler collaborare «anche per garantire l’incolumità dei magistrati». «In tanti mi vogliono morto», ha detto ancora Amico, di professione commerciante di frutta e verdura, ma che sarebbe stato al vertice del consorzio criminale. Nel frattempo, ai pm che si occupano dell’inchiesta è stata ulteriormente rafforzata la scorta.
Tra gli imputati figurano anche quattro pregiudicati siciliani di Gela ma con radici da sempre a Busto Arsizio: Dario Nicastro e suo figlio Francesco, il fratello di Dario Fabio Nicastro e Rosario Bonvissuto. Di loro hanno parlato i due collaboratori di giustizia William Cerbo e Francesco Bellusci (condannati in abbreviato), che hanno iniziato a raccontare i particolari dei rapporti criminali in Lombardia. Per altro, due fratelli Nicastro avrebbero preso parte ai summit monitorati dagli investigatori. In dibattimento, a difendere i tre Nicastro e Bonvissuto un collegio difensivo di cui fanno parte anche gli avvocati Corrado Viazzo e Francesca Cramis.
Già in abbreviato erano parti civili, tra gli altri, il Comune di Milano, quello di Varese, la Regione Lombardia, la Città metropolitana di Milano, ma anche due associazioni come Libera e WikiMafia. Anche il Comune di Abbiategrasso ha chiesto di entrare come parte civile.
Da annotare il fatto che Rosario Abilone, pregiudicato siciliano di Castelvetrano, residente a Taino, tramite i difensori, ha depositato una richiesta di rimessione del processo e i giudici l’hanno trasmessa in Cassazione, non sospendendo il processo. Il Tribunale ha anche autorizzato le riprese televisive delle udienze nell’aula bunker, perché sussiste l’interesse pubblico.
Prossima udienza il 30 aprile. Sono stati inoltre fissate altre dieci udienze da qui a metà luglio.
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