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Andy Warhol: il coraggio di ritrarre la diversità
A Ferrara oltre 150 ritratti tra acrilici, disegni, serigrafie e Polaroid. Dalla serie di Marilyn alla parodia ufficiale di Mao Tse-tung
Palazzo dei Diamanti torna ad ospitare, dopo cinquant’anni, la mostra che ha come protagonista una delle figure più carismatiche e iconiche del Novecento, nonché padre della Pop Art: Andy Warhol. Ladies and Gentleman, creando un ponte fra passato e presente. Torniamo per un attimo agli anni 1975-76. Franco Farina, l’allora direttore della Galleria civica d’arte di Ferrara, e il gallerista Luciano Anselmini, il quale suggerì il titolo ispirato dalla contaminazione fra le arti tipica dell’epoca, compirono grandi sforzi per far sì che la mostra approdasse a Ferrara in anteprima mondiale, contribuendo a ridefinire il genere del ritratto in chiave contemporanea e ad affermare la città come centro propulsore dell’arte contemporanea in Italia (nel 1972 anche il fotografo surrealista Man Ray espose qui le sue opere). Warhol in persona partecipò alla mostra e, a testimonianza della solennità dell’evento, fu niente meno che Pier Paolo Pasolini a redarne il comunicato stampa, che divenne uno dei suoi ultimi scritti prima di morire. Arriviamo dunque a noi. Il percorso espositivo si articola in più sezioni e presenta centocinquanta opere fra cui serigrafie - la tecnica rivoluzionaria di stampa su tessuto usata dall’artista - Polaroid, dipinti ad acrilico ed autoritratti. La prima sezione ripropone per l’appunto il ciclo dedicato ad anonime drag queen afro e latinoamericane, fatte posare nel suo famoso studio newyorkese, il The Factory. Per la prima volta l’attenzione è rivolta a soggetti marginalizzati cogliendo la vera essenza dell’individuo e la sua rappresentazione. Le drag ritratte da Warhol, sopra tutte Wilhelmina Ross, la quale compare in più di sessanta dipinti, si caratterizzano per il loro spirito carismatico, enfatizzato da colori vivaci e contrastanti. Il creatore delle Cambpell’s Soup Cans prende in prestito diversi elementi dal cubismo, sia per la composizione geometrica dei suoi collages, sia per le pose delle modelle -il gomito alzato dietro la testa rimanda a Les madmoiselle d’Avignon di Picasso-, e dall’uso espressivo del colore di Henry Matisse. Attraverso la sperimentazione e la commistione di diversi stili e media, l’artista ha la capacità di trasformare un volto reale in un’icona universale, di rendere effimero l’eterno, come dimostrano le celebri riproduzioni di Marilyn Monroe, che consolidano l’archetipo della star e la reinterpretazione ufficiale di Mao Tse-Tung. La rassegna prosegue con le immagini di figure dall’estetica fluida come Liza Minnelli, Mick Jagger, Grace Jones e Robert Mapplethorpe, in cui l’artificialità e il trucco divengono trasposizione della realtà. Il percorso culmina in una sala dedicata agli autoritratti di Warhol, nei quali l’artista esplora i confini della propria identità e riflette infine su quanto siano labili i confini fra realtà e artificio, anticipando l’era digitale e le dinamiche della società contemporanea.
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