FOGGIA
>ANSA-LA-STORIA/ 'Dissi no ma fui abusata', vittima critica il ddl Bongiorno
(di Michela Magnifico)
(ANSA) - FOGGIA, 14 FEB - "Circa tre anni fa, dopo aver
partecipato ad una festa di compleanno di amici, uno di loro si
è offerto di riaccompagnarmi a casa. Avevamo bevuto entrambi. So
solo che lui voleva un rapporto sessuale. Dopo un consenso
iniziale, gli dissi no. Più volte. Ricordo che mi spinse sul
letto, ci fu una forzatura iniziale in cui lui riuscì nel suo
intento contro la mia volontà, ma poi riuscii a mandarlo via.
Fui stuprata. E al mio risveglio mi accorsi anche di avere dei
lividi sulle braccia. Decisi di non denunciare. Temevo di non
essere creduta per via del mio stato di ebrezza. Anche se il mio
'no', lo ricordo bene, fu molto chiaro. Oggi con il ddl
Bongiorno per tantissime donne sarà molto più complicato
denunciare. Sarà un passo indietro notevolissimo". E' il
racconto che Francesca (nome di fantasia) affida all'ANSA.
Francesca è una donna affermata, una professionista di circa
40 anni. E da tempo è impegnata come volontaria in molti Centri
anti violenza della provincia di Foggia. Domani, con tante altre
donne, parteciperà alle manifestazioni che si terranno in Puglia
e in altre città d'Italia, per contestare la modifica
dell'articolo 609 bis del codice penale. Nel nuovo testo la
violenza sessuale - spiegano le promotrici della protesta contro
il ddl Bongiorno - non è più definita come atto compiuto senza
'il consenso libero e attuale' della persona, ma come 'atto
compiuto contro la volontà della persona'. "Questa legge -
continua Francesca - rende praticamente impossibile per una
donna denunciare. Il codice rosso ha acceso i riflettori sulla
problematica facendo aumentare notevolmente le denunce. Con
questa legge lo stigma per le donne sarà enorme".
"A prescindere dalla volontà complessiva dell'intero disegno
di legge e delle riforme che ultimamente si stanno approvando -
sottolinea Daniela Gentile, avvocata e coordinatrice del Centro
antiviolenza Rinascita Donna - il fatto di essersi uniformati a
quello che è il modello tedesco a mio parere è andato ancor più
a rendere vaga la definizione del consenso, o meglio ha creato
un'inversione della prova, facendo cadere sulla persona offesa
che già normalmente viene messa sotto torchio la necessità di
provare di aver dissentito". "Quello che più dispiace - conclude
- è che gli operatori dei Centri antiviolenza vengano come
sempre poco considerati nella costruzione delle riforme".
(ANSA).
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