ROMA
Bambole di Pezza, una ballad rock sull'importanza della sorellanza
(di Cinzia Conti)
(ANSA) - ROMA, 15 FEB - I capelli colorati, gli anfibi, le
calze strappate e l'aria 'graffiante' sono solo la minuscola
punta dell'iceberg Bambole di Pezza fatto di femminismo, lotta a
favore dell'uguaglianza di genere e contro la violenza di genere
e il sessismo, sorellanza, autodeterminazione e indipendenza
economica che parla tramite il punk rock. "Nessuno ci credeva /
chi l'avrebbe mai detto" - come dicono in una delle loro canzoni
passate e come hanno ricordato ieri durante alla visita al
Quirinale da Mattarella - che un gruppo tutto femminile e pure
così tosto avrebbe calcato il palco di Sanremo 2026 a ben un
quarto di secolo di distanza dalle diversissime Lollipop. Viene
quasi da dire finalmente, a prescindere da ogni classifica.
"Qualsiasi posizione raggiungeremo, non è importante, amiamo ciò
che facciamo e lo continueremo a fare negli anni" dicono stesse.
Le Bambole di Pezza - Martina "Cleo" Ungarelli (voce),
"Morgana Blue" (chitarra solista), Daniela "Dani" Piccirillo
(chitarra ritmica), Federica "Xina" Rossi (batteria) e Caterina
Alessandra "Kaj" Dolci (basso) - non nascondono l'orgoglio di
essere la prima band femminile a Sanremo dopo tanto tempo: "Ci
presentiamo anche col giusto impegno e la giusta responsabilità
per questo ruolo". E anche sull'Eurovision non hanno dubbi:
"Siamo combattenti dal giorno zero. Riteniamo fondamentale
portare i nostri messaggi. Pur consapevoli delle problematiche
politiche legate alla partecipazione di Israele, in caso di
vittoria coglieremmo l'occasione per portare il nostro pezzo,
che è anche una critica contro la guerra e un inno all'unione".
La canzone Resta con Me scritta assieme a Nesli già dalla prima
strofa ("Una ragazza, una chitarra e una tempesta") fa capire
che non si parla di storie d'amore. "Portiamo questo brano
all'Ariston - dice Morgana Blue - perché parla soprattutto di
sorellanza, cioè di restare assieme nei momenti difficili. Ce ne
siamo rese conto nel nostro percorso artistico dato che non è
sempre facile lavorare in gruppo. Siamo l'unica band quest'anno
a Sanremo, cosa un po' preoccupante perché insomma il mondo
delle band e anche quello del rock sono un po' in crisi a quanto
pare, ma siamo contenti di essere qui a combattere per questo
concetto sia di rock che di band. Speriamo sia anche di esempio
per altre persone che magari stanno facendo un progetto e magari
stanno affrontando un momento di difficoltà". E proprio
sull'esempio che si può dare al pubblico Cleo ricorda: "Quando
ero piccola non avevo mai visto una donna suonare uno strumento,
poi all'Ariston vidi L'Aura al pianoforte e pensai: 'Posso farlo
anch'io'. Ecco speriamo che tante ragazzine dicano: 'Allora
posso farlo anche io".
L'idea di andare al festival "è nata appunto un po' per
presentarci al grande pubblico mainstream. Abbiamo pensato -
raccontano - che per trasmettere tutto ciò che diciamo nei
nostri dischi e nei nostri testi in generale era giusto dare un
senso di unione e anche di come l'unione in realtà può aiutare a
superare difficoltà in momenti difficili e anche un po' folli,
come questo che stiamo vivendo". Secondo Dani inoltre "ci vuole
coraggio per restare insieme soprattutto in un momento di
conflitti.
Ed è anche un messaggio anche politico, perché è un
po' un richiamo anche al valore dell'umanità, al fatto di non
essere 'isole', di non essere esseri umani da soli come invece
sempre più spesso la società ci sta abituando". "E anche -
aggiunge Cleo - di non disumanizzare gli altri in momenti che
già sono a volte disumani come alcune situazioni che stiamo
vivendo".
Per chi si aspettava un pezzo punk rock e non una ballad
spiegano: "La verità è che Nesli è riuscito a cogliere la nostra
identità aiutandoci a costruirla insieme in questo pezzo, è
stato così bravo a cogliere alcune sfumature nostre che è tutto
si è tutto creato naturalmente. E poi - dice Morgana - se
cercate nella nostra discografia, ci sono altre ballad. La
ballad rock ha il potere di trasmettere un messaggio che diventa
quasi universale, cioè anche il fatto di non avere quasi più né
un genere come marchio. Ci definiscono Punk, quasi estreme, ma è
la nostra natura di donne indipendenti, emancipate, che hanno il
coraggio di dire no, di essere forti e determinate quello che ci
rende libere e ribelli a un sistema. Ci rende rock e punk, è
l'attitudine. Qualsiasi poi viene 'bambolizzata' perché siamo
cinque personalità, ciascuna con una sfumatura, ciascuna con un
colore, ciascuna con una luce, ciascuna con uno strumento in
mano".
Per la serata cover la band milanese porta sul palco Cristina
D'Avena con una versione rock della celebre sigla del cartoon
Occhi di gatto: "Abbiamo fatto una versione della Cristina
D'Avena che è veramente la sesta bambola. Poi lei è
meravigliosa, siamo veramente contente perché si è mostrata
subito disponibile. Una vera sorella, con uno spirito di
sostegno incredibile per le altre donne. Poi è stata molto
aperta. Ci ha detto lei di farla più rock, ancora più rock e
l'abbiamo accontentata".
Le Bambole di Pezza si esprimono anche sulla polemica che ha
coinvolto il comico Andrea Pucci: "Ci dispiace che il comico
abbia scelto di non partecipare, ma la contestazione deve
rimanere un diritto sacrosanto e non va confusa con la censura.
La censura arriva dall'alto, dal potere. La contestazione arriva
dal basso, dal popolo, che ha il diritto di dire quando qualcosa
non gli piace". E anche senza filtri sugli Epstein file: "Ciò
che vi compare va oltre ogni nostra immaginazione, superando
ogni film horror che possa venirci in mente. C'è ancora tanto
lavoro da fare per dare alla figura femminile il rispetto che
merita. Restiamo unite". (ANSA).
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