IL BLITZ
Barbieri e spacciatori, arrestati sei marocchini
I nordafricani vendevano coca, hashish e marijuana
Dai barbieri i clienti potevano comprare cocaina, hashish, marijuana. Erano in sei, tutti marocchini, e all’ombra del palo a strisce bianco rosso e blu gestivano una florida attività di spaccio. Da ieri la pacchia è finita: i carabinieri della Compagnia di Busto Arsizio hanno eseguito sei ordinanze di custodia cautelare chieste dal pubblico ministero Ciro Caramore ed emesse dal gip Stefano Colombo che già oggi inizierà con gli interrogatori. Stando a quanto trapelato finora in un anno di attività investigativa i militari hanno sequestrato sei chili di hashish, mezzo chilo di coca e considerevoli quantitativi di maria.
Forbici e rasoi
Il punto di riferimento degli spacciatori era diventato un negozio di barba e capelli in cui uno degli indagati aveva lavorato in passato. L’attività non c’entra nulla con lo smercio di stupefacenti, ma l’insegna identificava il gruppo, tanto è vero che l’operazione è stata ribattezzata Barbershop. Quello condotto dai sei stranieri era un tipo di spaccio al dettaglio e a domicilio: erano loro a raggiungere il consumatore, evitandogli sgradevoli camminate nei boschi umidi e pericolosi della brughiera. L’acquirente li avvicinava, chiedeva e poi attendeva il fattorino a casa, nel bar che era solito frequentare, nel parco in cui si incontrava con gli amici. L’età media era tra i venticinque e i quarant’anni, ed era gente dislocata tra Gallarate, Ferno, Samarate, Lonate Pozzolo. Il servizio era garantito ventiquattro ore su ventiquattro.
Ragioni umanitarie
Tra i pusher c’era anche chi, arrivato in Italia, aveva presentato richiesta di asilo politico. In realtà era solo un trucco per avere un permesso di soggiorno temporaneo, alla faccia dei profughi che davvero scappano dai territori flagellati dalla tirannia. La droga i marocchini non la tenevano addosso, avevano i nascondigli nei boschi attorno a Cascina Elisa o Cascina Mafalda, in zone contrassegnate che solo loro potevano raggiungere. Creavano delle buche oppure infilavano la sostanza nei tronchi concavi e quando le scorte si esaurivano facevano rifornimento da un’organizzazione italiana su cui ancora sono in corso accertamenti.
Gli ultimi tasselli
Non tutti e sei sono stati catturati nel blitz di ieri messo a segno dalla sezione operativa dell’Arma di Busto Arsizio, qualcuno è riuscito a scappare in Marocco ma basterà un passo falso per finire in manette. I loro volti e i loro nomi sono contenuti nel voluminoso fascicolo della procura, mesi di intercettazioni ambientali e telefoniche hanno permesso di ricostruire un identikit preciso che resterà sempre a disposizione degli investigatori. Tornare in Italia non sarà più tanto opportuno.
© Riproduzione Riservata


