LA FABBRICA DISMESSA
Ex Sonnino, la rinascita
Chiesto alla Regione un contributo per il recupero dell’area
L’area ex Sonnino, a ridosso del fiume Bardello, entra nell’agenda della Regione.
Con una richiesta ben specifica: fondi per avviare il grande progetto di recupero. Porta la firma del consigliere regionale del Movimento cinque stelle, Roberto Cenci, l’ordine del giorno che invoca «uno stanziamento di adeguate risorse per sostenere il Comune di Besozzo (proprietario del complesso, Ndr) nei lavori di rigenerazione urbana dell’ex copertificio Sonnino, luogo deputato a diventare polo di promozione e valorizzazione ambientale e storico-culturale del territorio nel quale scorre il fiume Bardello».
La storia di quest’area, in origine un mulino, poi cartiera, caserma dei bersaglieri durante la Seconda guerra mondale e infine industria del tessile con copertificio appunto, si è fermata agli inizi degli anni ‘80, quando è calato il sipario sulle attività ed è sceso il velo dell’abbandono. Il Comune ha avviato la progettazione per strapparla da questo destino.
Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo l’impegno economico. Ecco allora l’appello alla Regione: l’ex Sonnino, di 8.000 metri quadrati, merita una seconda vita, con una nuova vocazione ad interesse pubblico, e diffuso. «Il concorso di idee per il recupero dell’ex copertificio, promosso dal Comune di Besozzo, e al quale hanno partecipato molti studi di architettura, ha dato buoni risultati, con interessanti proposte sotto il profilo architettonico, artistico, urbanistico e socio-economico» osserva Cenci nel documento rivolto alla giunta regionale.
Dodici i progetti che parteciparono al bando. A favore del recupero dell’ex Sonnino c’è anche l’interessamento del Fai (Fondo per l’ambiente italiano) che l’ha inserito tra i “luoghi italiani da non dimenticare”.
Ma c’è di più: la Regione con i Comuni di Besozzo, Brebbia, Monvalle, Cocquio Trevisago, Bardello, Gavirate e numerose associazioni, ha sottoscritto il “Contratto di fiume”, un piano di salvaguardia del Bardello e delle sue sponde.
Il recupero dell’ex Sonnino è anche un’opera di prevenzione perché, come sottolinea Cenci, potrebbe divenire «un pericolo per la salute, per la sicurezza urbana e per il contesto ambientale e urbanistico».
Rinascita, va bene, ma con quali utilizzi? Si profila uno spazio per «un centro di promozione e valorizzazione del fiume». È chiaro che il recupero passa dall’insediamento di attività sia pubbliche, sia private. Avanti tutta.
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