DA VEDERE
Bridgerton: i segreti di un mondo fiabesco che ci somiglia
I personaggi sono moderni e umani sebbene vivano in un’epoca passata
Carissimi lettori, siete pronti a partecipare ancora una volta al ballo dell’anno in compagnia della famiglia Bridgerton e ad assaporarne diatribe familiari, amori, drammi e pettegolezzi? Il 29 gennaio arriva su Netflix l’attesissima quarta stagione della fortunata serie tv Bridgerton, che aprirà le danze con la prima parte di questo nuovo capitolo, per poi concludersi il 26 febbraio con la seconda parte. La quarta stagione si concentra sul secondogenito Benedict (Luke Thompson). Nonostante il fratello minore e quello maggiore siano entrambi felicemente sposati, Benedict non ha alcuna intenzione di sistemarsi, finché non incontra un’affascinante invitata vestita d’argento al ballo in maschera organizzato da sua madre. Benedict è il bohémien della famiglia e nelle passate stagioni lo abbiamo visto alle prese con relazioni avventurose e libertine. Ma riuscirà a resistere all’amore vero? Le aspettative sono alte anche per questa stagione, con un pubblico che si aspetta continuità rispetto a un cocktail narrativo dagli ingredienti perfettamente riusciti - motivo del successo della serie - ma anche quel pizzico di novità che caratterizza i personaggi della famiglia Bridgerton. Perché è una delle serie tv più attese? I motivi sono tanti e spaziano da quelli più inerenti alla trama e a tutto ciò che ruota intorno a regia e cast, costumi e scenografie, fino a quelli più psicologici. Bridgerton piace innanzitutto perché riesce a catapultare il pubblico in un mondo altro, lontano nel tempo, ma che allo stesso tempo propone personaggi molto umani e moderni, vicini al nostro sentire. In questo modo la storia riesce a farci sognare, incantandoci anche con la sua estetica squisita, fatta di costumi curati e mai scontati, palazzi e balli in maschera. È quel mondo che anche l’adulto non ha dimenticato. Bridgerton è una bella via di fuga, dove il dramma non manca ma viene trattato con ironia. Ma non è tutto. Psicologicamente, il successo di questa serie tv - che per certi versi può dirsi piacevolmente superficiale, un po’ “da femmine” - in realtà racconta molto della società ed è dovuto anche a un ancestrale bisogno umano dalle radici antiche: il pettegolezzo. Il fatto che il pubblico non si senta solo spettatore, ma anche parte di quei rumors, di quel gossip, fa leva su una debolezza umana molto profonda e, dunque, contribuisce al suo successo. Il pettegolezzo ha una reputazione pessima, ma in realtà è qualcosa di molto più profondo e umano di quanto sembri. Una necessità che ha radici evolutive, finezza che nella trama porta il personaggio di Lady Whistledown ad essere il mistero da risolvere. E che dire dell’ingrediente perfetto per antonomasia delle storie romance più riuscite di tutti i tempi? Quello senza il quale la trama fatica a reggere, annoia e non coinvolge: l’amore romantico, passionale, proibito, ostacolato da tutti ma capace, in qualche modo, di farcela. La solita solfa, penserà qualcuno, eppure funziona, perché lavora nell’inconscio. Un’altra sottile furbizia della regia di questa serie tv - che ha funzionato di più nelle prime stagioni e poi si è un po’ persa (peccato!) - è l’erotismo delicato che pervade i protagonisti fin dalle prime puntate e che non si consuma velocemente, ma cresce in modo graduale, per poi esplodere all’improvviso. Anche questo modo di trattare l’erotico, che molti vedono come un passo indietro rispetto all’esibizionismo ormai sdoganato in film e serie tv, ha in qualche modo rieducato il pubblico al fascino dell’attesa, del mistero, del desiderio di scoprire cosa si cela dietro una maschera o dietro un semplice pettegolezzo.
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