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Cantando sotto la pioggia: «Amo la mia Lina Lamont»
Martina Stella è la vanitosa attrice dalla voce troppo squillante: «Amo interpretare donne ironiche, sgrammaticate e sopra le righe»
«Ho sempre visto le sfide come un qualcosa di stimolante e di avventuroso, come un’opportunità per mettermi in discussione per mettermi in gioco e per crescere. In questo caso particolare aspettavo in realtà da tempo un personaggio come questo e soprattutto era tanta la voglia di tornare al teatro, che è il mio primo amore: io comunque nasco dal teatro, ho iniziato lavorando a teatro giovanissima quindi sicuramente è stato un po’ come tornare a casa».
Così Martina Stella, attrice che ha ottenuto un grandissimo successo di pubblico e di critica fin dal suo debutto nel cinema nel 2001 in L’ultimo bacio di Gabriele Muccino, “affronta” la sfida di essere tra i protagonisti del musical Cantando sotto la pioggia che, nella nuova edizione italiana prodotta da Fabrizio di Fiore Entertainment e FdF Gat, con la regia, l’adattamento e le coreografie di Luciano Cannito, è dal 25 febbraio all’8 Marzo a Teatro Nazionale di via Giordano Rota a Milano (martedì, giovedì e venerdì alle 20.30, sabato alle 15.30 e alle 20.30, domenica alle 15.30, biglietti 32/68 euro, info allo 02.00640813/2).
Intendendo per sfida quella che è sempre rappresentata dal portare in scena uno spettacolo ritenuto iconico del cinema e del teatro musicale. Ma anche come lei stessa si rapporta in generale con le sfide, e che significato hanno per lei che in questa produzione interpreta il ruolo di Lina Lamont, la vanitosa e capricciosa attrice dal tono di voce troppo squillante e fastidiosa alla quale, nel pieno della transizione dal cinema muto a quello sonoro nella Hollywood degli Anni Venti, è la talentuosa Kathy Selden, qui interpretata da Flora Canto, a prestare segretamente la sua voce nel progetto che sta impegnando la star del cinema muto Don Lockwood e il suo amico Cosmo Brown : trasformare un film in un successo del “nuovo cinema parlato”. Una storia che nasce su libretto di Betty Comden e Adolph Green e con le canzoni originali di Nacho Herb Brown e Arthur Freed.
«Interpretare Lina per me è una grande sfida ma anche soprattutto un grandissimo regalo – ammette Martina Stella -: è uno di quei personaggi che ho amato fin da subito. Ovviamente conosco il film capolavoro, quindi già conoscevo il personaggio di Lina Lamont, ma avere la possibilità di andarci a lavorare personalmente è stato qualcosa di straordinario e per questo ringrazio Luciano Cannito che mi ha dato questa grande possibilità. Lui si è fidato di me, mi ha guidato e mi ha offerto questa grande possibilità e sfida di misurarmi con un personaggio completamente comico. Nel mio percorso artistico ho lavorato a tantissime commedie vicino a comici straordinari, ma non mi ero mai cimentata con un ruolo mio comico dall’inizio alla fine: questo mi ha molto emozionato e mi ha tanto divertito. Amo interpretare donne sgrammaticate, sopra le righe, confuse, emotivamente complesse e ironiche. Lina è un po’ tutto questo e nello spettacolo attraversa un percorso emotivo molto interessante da portare in scena. Sicuramente uno degli aspetti su cui ho lavorato di più è quello vocale, cercando di trovare un suono che potesse essere divertente e originale e anche dei difetti nella dizione che potessero alle volte alterare il significato di alcune parole in maniera da creare qualche situazione ancora più goffa e ironica».
Il tono ironico e brillante della storia che nel 1952 è stata portata sul grande schermo diretta da Stanley Donen e Gene Kelly, che ne era anche interprete, la sua leggerezza e il suo spirito giocoso sono stati accentuati in questa nuova edizione italiana in teatro dal regista, senza rinunciare alla profondità del contesto storico culturale in cui è ambientata, come sottolinea nelle sue note lo stesso Cannito. Un passaggio epocale, quello dal muto al sonoro, che, scrive il regista, «fa da sfondo a una vicenda che parla, in fondo, del potere trasformativo dell’arte, della resilienza degli artisti, della capacità di reinventarsi e di trovare una propria voce ance quando tutto cambia. Temi che oggi, forse più che mai, risuonano con forza».
In scena Lorenzo Grilli, nel ruolo di Don, Vittorio Schiavome, Maurizio Semeraro e Sergio Mancinelli, le scene sono di Italo Grassi, i costumi di Silvia Califano, la direzione musicale di Ivan Lazzara, il disegno Luce di Valerio Tiberi. Con anche un lavoro sulle coreografie e sull’adattamento che ha voluto mantenere il rispetto per la tradizione pur con uno sguardo dinamico in cui il movimento diventa linguaggio narrativo parte integrante del racconto.
«Credo che per il pubblico sarà una bellissima sorpresa – conclude Martina Stella -, un grande omaggio al capolavoro cinematografico con la visione divertente e originale del maestro Luciano Cannito, un impegno grande grazie allo straordinaria produzione di Fabrizio di Fiore, grandi brani iconici, un corpo di ballo unico, effetti speciali favolosi, tanta allegria, tanta ironia e tanta voglia di eleganza, ma allo stesso tempo di leggerezza. Uno spettacolo per tutta la famiglia».
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