IN CARCERE
Busto Arsizio, fiutata l’insegnante
Blitz dell’Unità cinofila al corso di street art: la “sorpresa” lascia tutti di sasso
È calato il gelo nel padiglione socialità, venerdì mattina, 27 ottobre. Era il primo giorno di un corso artistico, organizzato dagli educatori, c’era un un buon numero di iscritti pronti a imparare i rudimenti della street art e l’atmosfera era spensierata. Poi sono arrivati gli agenti della polizia penitenziaria con il cane antidroga ed è cambiato il clima. Perché il pastore tedesco ha fiutato subito tracce di stupefacenti tra il gruppo e ha pure individuato chi potesse averli maneggiati o assunti. Non era un detenuto, era una delle insegnanti autorizzate a entrare nella casa circondariale di via per Cassano e che quindi sarebbe dovuta essere al di sopra di ogni sospetto. E il cane non le è saltato addosso solo per istintiva e affettuosa intesa: la puntava, scodinzolando, e le abbaiava contro con una convinzione che non poteva essere ignorata, perché c’è un codice di comunicazione tra cane e conduttore che non contempla equivoci.
Così la ragazza è stata sottoposta a perquisizione da un’ispettrice, nell’imbarazzo generale. Addosso gli agenti non le hanno trovato nulla, ma l’insegnante ha ammesso di essere una consumatrice di sostanze e di averne fatto uso il giorno precedente. La spiegazione è più che plausibile, ma il rapporto fiduciario è venuto meno. La lezione è stata sospesa, sul prosieguo del progetto non ci sono ancora certezze, lunedì si è presentata al gruppo la collega ma non è detto che da sola possa portare avanti il programma a cui avevano aderito con entusiasmo in undici.
Va da sé che l’episodio non si esaurirà nel banale incidente diplomatico: gli investigatori dovranno escludere l’ipotesi che l’insegnante avesse contatti - e nel caso di che natura - con qualcuno all’interno della casa circondariale. Ufficialmente l’ispezione dell’unità cinofila di venerdì rientrava nei controlli già pianificati, ma sono mesi che la polizia penitenziaria tiene alta l’attenzione sul fenomeno dello spaccio dietro le sbarre. Lo scorso agosto, infatti, erano stati sequestrati 154 ovuli di hashish a un permessante (ossia un condannato definitivo che gode dei benefici premiali) che li aveva ingoiati prima di rientrare in cella. Qualcuno fece la spia. «Se lo compro in carcere mi costa troppo. Per una canna ci vogliono quasi 100 euro, la paghi il triplo di quanto ti fanno all’esterno e io fumo circa quindici grammi al giorno», ammise il ragazzo al gip Piera Bossi durante l’interrogatorio, rivelando di fatto un giro di stupefacenti interno piuttosto consolidato. E forse l’altra mattina gli agenti si erano mossi a colpo sicuro, in virtù di qualche soffiata, ma droga non ne è stata rinvenuta.
Intanto si è diffusa la notizia che dal 20 novembre le tre sezioni a custodia aperta torneranno a essere chiuse. Non si tratta di un provvedimento punitivo ma di un’indicazione diramata a tutti gli istituti penitenziari. Gli ospiti di via per Cassano usciranno solo per partecipare alle attività lavorative, scolastiche, culturali e ricreative che a questo punto dovranno essere potenziate. Anche perché la struttura deve fare i conti con il sovraffollamento e l’unico antidoto alla claustrofobia è impegnare il tempo in modo proficuo e costruttivo.
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