LE INDAGINI
Mirko Oro accusato di bancarotta
Secondo la Procura, ammonta a un milione di euro la cifra che Rosa deve allo Stato, ai fornitori e ai dipendenti
Nuove accuse per Mirko Rosa: il sostituto procuratore bustocco Nadia Calcaterra nei giorni scorsi ha chiuso le indagini per bancarotta fraudolenta della “Rosa Ovaldo”, la società intestata al papà dell’imprenditore dell’oro, finito nei guai a giugno del 2015 con l’operazione Goldfinger, insieme all’ex suocero Giacomo De Luca e ad altri coimputati (già condannati in cassazione).
La Rosa Ovaldo era la società principale, una ditta individuale intestata al padre del quarantaquattrenne e della quale è stato riconosciuto come socio occulto.
Il creditore principale è lo Stato a cui Rosa, secondo la procura, dovrebbe tasse non pagate. Ma, stando all’esito degli accertamenti del pm, ci sarebbero anche creditori privati come fornitori e dipendenti.
In tutto, quantificano gli inquirenti, circa un milione di euro. Contestata anche la distrazione dei negozi.
Rosa però interviene chiarendo la sua posizione: «Non vedo l’ora di fare un bel processo ordinario, per poter dimostrare la mia innocenza. La procura sa benissimo che è stato tutto pagato, ma avendo perso i processi con l’assoluzione da violenza sessuale e associazione a delinquere, reati non commessi ma che mi sono costati il carcere, insiste a perseguirmi. Ma perderà per la terza volta», sbotta.
Aggiunge: «Non si comprende il motivo per cui il curatore non prenda possesso delle mie 7 società Gold ma si sia fissato solo con la pensione di invalidità di mio padre. Per capire la situazione dovrebbe passare lui quello che sta passando mio padre».
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