L’INDAGINE
Cera d’api con coca: un altro arresto
Fermata una peruviana della banda
C’è uno sviluppo nell’operazione antidroga condotta da polizia e carabinieri settimana scorsa: per quel pacco di cera d’api mista a cocaina domenica è finita in carcere una presunta complice dei sei indagati fermati tra il 27 e il 28 febbraio.
È una peruviana che a quanto pare aveva il compito di ritirare il denaro dello stupefacente inviato dal Perù e intercettato dagli investigatori coordinati dai pubblici ministeri Ciro Caramore e Roberto Bonfanti. La donna era già a Malpensa, pronta per tornare a Lima ma gli inquirenti - che stanno ancora lavorando sull’organizzazione dedita al narcotraffico - l’hanno bloccata prima che potesse imbarcarsi. Nei prossimi giorni verrà interrogata dal gip Stefano Colombo ma si presume seguirà le orme dei suoi soci: bocca cucita.
Davanti al gip del tribunale di Novara Roberta Gentile i sei sono già comparsi per la convalida. I due chimici peruviani, che avrebbero avuto il compito di estrarre l’alcaloide della coca dalla sostanza naturale, restano in carcere, così come il ventinovenne albanese considerato al vertice del gruppo. Agli altri tre invece il giudice ha applicato la misura cautelare dell’obbligo di dimora nel comune di residenza e il divieto d’uscire di casa dalle 18 alle 7.
Inoltre dovranno presentarsi in caserma per la firma tre volte alla settimana. Dalle prime analisi effettuate sulla sostanza stupefacente, il blocco di cera avrebbe restituito sei chili di droga purissima, destinata a essere tagliata e quindi a triplicare. Nell’abitazione perquisita a Prato Sesia, le forze dell’ordine hanno scoperto una sorta di raffineria provvista di svariate tipologie di solventi, polverine e attrezzature rudimentali. Inoltre c’erano 400 grammi di cocaina già pronta, ketamina, hashish e oltre un chilo di marijuana, oltre a munizioni da caccia e una carabina.
L’operazione era partita da un blitz nei boschi dello spaccio, tra Lonate Pozzolo, Castano Primo e Ferno. Gli investigatori, monitorando i pusher marocchini e i loro clienti, avevano scoperto che per l’approvvigionamento gli spacciatori si recassero in Piemonte, nelle province di Novara e Vercelli, Seguendo quel filo, avevano poi individuato la banda italo albanese stroncata settimana scorsa.
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