L’INTERVISTA
«Con Usa e Israele infiltrati chi protesta rischia la vita»
Farian Sabahi, docente italo-iraniana all’Insubria, mette in guardia su un accordo Trump-ayatollah: «La Repubblica islamica si rafforzerebbe»
«Dalle ultime notizie pare che il presidente statunitense Donald Trump preferisca giocare la carta della diplomazia. Dopo essersi detto disponibile ad aiutare il popolo iraniano, in nome della libertà, nelle ultime ore Trump ha invece aperto la porta alla leadership della Repubblica islamica. Il ministro degli Esteri di Teheran ha dichiarato che i canali della comunicazione sono aperti con l’inviato speciale statunitense». Ultime notizie dall’Iran. Parla Farian Sabahi, professoressa associata di Storia contemporanea all’Università dell’Insubria: appena atterrata a Fiumicino per dirigersi agli studi di Porta a Porta – ieri, martedì 13 gennaio, Prealpina l’ha intervistata. In questi ultimi giorni tutti la chiamano. Vogliono capire, analizzare, sapere da una delle massime esperte di Iran come andrà a finire, stavolta.
Porta aperta, canali aperti: che cosa vuol dire, professoressa Sabahi?
«Da una parte che la diplomazia funziona. In particolare si conferma il ruolo dell’Oman, che gioca il ruolo di intermediario tra Teheran e Washington e undici anni fa aveva facilitato l’incontro tra John Kerry, segretario di Stato al tempo di Obama, e il ministro degli Esteri iraniano Zarif, un riformatore. Ora si potrebbe prefigurare un nuovo accordo nucleare, voluto da Trump. Ovvero da colui che, al suo primo mandato, nel 2018 aveva mandato a monte l’accordo JCPOA e imposto nuove sanzioni che hanno messo in ginocchio l’economia iraniana e la popolazione dell’Iran. Un accordo tra Trump e gli ayatollah vorrebbe però anche dire un rafforzamento della Repubblica islamica, a scapito delle migliaia di manifestanti che in queste settimane, in questi anni, hanno perso la vita».
L’intervista completa sulla Prealpina di mercoledì 14 gennaio in edicola e disponibile anche in edizione digitale.
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