FERROVIA
Arrivano le barriere. Del 2000
In primavera partono i lavori contro i rumori che dureranno quattro anni
Nell’attesa di capire quali saranno le politiche di riutilizzo delle aree abbandonate di Ferrovie dello Stato, l’assessore Sandro Rech (Lavori Pubblici) ha portato in consiglio comunale quanto inserito nel protocollo del 13 febbraio scorso. Un documento che vede Gallarate al centro di un intervento da parte di Rete ferroviaria italiana che durerà per quattro anni. Si tratta del progetto di installazione delle barriere antirumore relative alla tratta che collega la città a Domodossola.
Il pannello avrà diverse altezze, arrivando fino a sette metri. «In base alla distanza dalle abitazioni e all’altezza delle stesse», spiega Rech. All’interno del materiale, mostrato agli altri assessori e ai consiglieri sia di maggioranza sia di opposizione, ci sono anche le simulazioni di come apparirà nel prossimo lustro il panorama, per esempio di via Cinque Giornate di via Ronchetti: sarà un corridoio di barriere che partirà dalla stazione, per arrivare fino al Sempione, attraversando anche i rioni Crenna e Ronchi.
Lo start dei lavori sarà in primavera. Un percorso, quello che ora vedrà la luce, che parte da lontano, da un decreto del 2000 di Rfi, con un piano che ha visto la sua realizzazione distribuita nel tempo. Un intervento che porterà sicuramente benefici, come ben potranno percepire i residenti nelle immediate vicinanze dei binari. Con il potenziamento del traffico su rotaia, e con il progetto AlpTransit che incombe con sempre più frequenza all’interno delle migliorie attuate sulle diverse linee che collegano anche Gallarate con la Svizzera, infatti, i trasporti commerciali hanno intensificato il loro viaggio, rendendo necessario un’accelerazione della tutela di chi, con la casa accanto alla ferrovia, vorrebbe poter vivere serenamente le ore del riposo.
Ma con un impegno così massiccio di tempo necessario alle installazioni, il timore di ulteriori disagi non sembra un’ipotesi remota. A questo, ora, si aggiungeranno le strategie per limitare l’impatto visivo. Sette metri di altezza non sono bruscolini: è indubbio che questo nuovo colpo d’occhio avrà ripercussioni che potrebbero però essere rivalorizzate con interventi ad hoc. Una forma di prevenzione per evitare di trasformare i pannelli in nuovi obiettivi per gesti vandalici. Due discorsi che vanno di pari passo, con quattro anni di tempo, a disposizione per farsi trovare pronti. «Vigileremo e monitoreremo la situazione», assicura Rech. «Abbiamo ricevuto già alcune segnalazioni dai cittadini che vivono vicini ai binari. C’è chi ormai ha metabolizzato il problema del treno, preferendo il rumore all’idea di avere una barriera di sette metri che gli nasconde la luce del sole». Per questo l’amministrazione intende essere interlocutore di Rfi: «Non possiamo accettare tutto solo perché viene proposto. Sono problemi che esulano dalla nostra giurisdizione, certo. Ma dovendo scegliere, noi staremo sempre dalla parte dei cittadini di cui saremo portavoce».
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