I CONTI NON TORNANO
Gallarate: mensa, la protesta è servita
Genitori contro l’aumento delle tariffe e la qualità dei cibi serviti
Costi più alti, ma qualità più bassa. Si può riassumere in queste poche parole la posizione di parecchi genitori gallaratesi che si sono trovati a fare i conti, nel vero senso del termine, con l’aumento del costo del buono pasto per la mensa scolastica dei loro figli. Un rincaro per molti, come si evince qua e là in città prestando ascolto alla voce di mamme e papà di utenti del servizio, «Non del tutto giustificato» e «Non preventivato».
Un aggravio del costo della mensa (ma anche di pre e post scuola) inserito nella manovra tariffaria definita nei giorni scorsi dalla giunta del sindaco Andrea Cassani, che, come prevedibile, non passa sotto traccia.
I genitori, per usare un eufemismo, non sono contenti di dover cambiare piani e budget familiari stanziati per la scuola dei figli. Anche perché, come evidenziano alcuni, se si guarda il quadro complessivo, ci sono aspetti «non proprio positivi» e che rendono ancor più difficile digerire la decisione. Sorge allora spontanea una domanda: cosa c’è che non va nel servizio mensa gallaratese?
A fare pendere l’ago della bilancia verso «una reale incazzatura» al primo posto c’è la qualità del cibo, ovvero dei piatti serviti agli studenti. «Sfido chiunque a definire buono quello che i nostri ragazzi si trovano nel piatto», commenta un papà di Sciarè. «Anzi direi almeno accettabile. Non dico di avere piatti stellati nel menù, ma almeno evitare che prendendo un maccherone ne vengano su altri otto perché sono scotti e collosi».
Una posizione condivisa anche da altri genitori che frequentano diversi plessi cittadini. «Non è l’aumento di 30 centesimi che fa alzare l’asticella delle nostre richieste», precisa una mamma delle elementari dei Ronchi: «È proprio una questione di attenzione a quello che gli diamo da mangiare. Anche perché è inutile fare i programmi educativi sull’alimentazione se poi è la scuola a non portare avanti quello che insegna».
E qui si inserisce un altro punto che fa storcere il naso a molti: il controllo della qualità del servizio. Monitoraggio che negli anni passati veniva portato avanti dal comitato mensa di cui facevano parte i genitori. Comitato che, come fanno sapere alcuni diretti interessati, ancora esiste: «Ha perso importanza». Cioè? «Sono cambiate un po’ le cose, soprattutto per le tempistiche legate ai controlli», racconta una mamma del plesso di Arnate. «Poi c’è il discorso legato all’ascolto delle richieste e dei problemi sollevati». Perché? «Nonostante abbiamo presentato delle richieste e sottolineato la qualità della mensa, tutto è rimasto uguale. E la scusa del Covid, che può valere per l’aumento dei costi, non può essere accettabile per una diminuzione o un non miglioramento della qualità».
Ecco perché alcuni invocano un «serio» tavolo di confronto tra i genitori, l’amministrazione comunale, l’assessore Claudia Mazzetti (Istruzione) e i referenti della società che ha l’appalto del del servizio.
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