VIOLENZA SESSUALE
Stupro a Gallarate, l’arrestato: «impulso irrefrenabile»
Ieri davanti al gip si è svolto l’interrogatorio del gambiano arrestato. Città sotto choc. Longobardi: «Allarme serio»
L’interrogatorio del 35enne originario del Gambia che venerdì mattina, prima dell’alba, ha violentato una donna di 53 anni in via Pegoraro a Gallarate, è avvenuto oggi, lunedì 24 novembre. Nessuna novità, le sue parole odierne davanti al gip di Busto Arsizio ricalcano già quelle pronunciate al pm: l’uomo ha ammesso le sue colpe, senza aggiungere altro. La vittima stava andando al lavoro, quando ha incrociato l’uomo. Il 35enne stava tornando a piedi verso la sua abitazione dopo aver passato la notte fuori, in stazione con alcuni connazionali. «Ho sentito un impulso irrefrenabile, non ho saputo trattenermi», aveva riferito al pm davanti al suo avvocato Camillo Ferioli. Al momento è in carcere a Busto Arsizio. Oggi, dunque, non ha minimizzato i fatti, che aveva ammesso dopo essere stato arrestato dai carabinieri della compagnia di Gallarate.
La famiglia
Sono andati a prenderlo la stessa mattina in cui si è consumata la violenza. Era nella sua abitazione, dove era tornato come se niente fosse. Una casa dove vivono lui, D.T., la moglie A.D., e i tre bambini di 6, 4 e 2 anni. Aveva fatto finta di non essere nell’appartamento in quel momento, si era nascosto nel cassone del letto. I militari dell’Arma hanno dovuto chiamare la moglie, che era fuori per portare i piccoli a scuola e all’asilo: la 23enne è tornata e ha aperto permettendo ai carabinieri di arrestarlo. Aveva ancora gli stessi vestiti che indossava durante la violenza. La moglie (per l’Italia sono coppia di fatto, si sarebbero sposati in Gambia con rito islamico) è totalmente estranea alla vicenda.
I vicini
La coppia, con i tre figli, non passava inosservata. Li vedevano nel quartiere, ma abitavano da troppo poco tempo nel palazzo per essere conosciuti (hanno ancora la residenza in un altro luogo, sempre a Gallarate).
Non potrà essere espulso
Il 35enne è in Italia da undici anni ed è padre di bambini italiani. Dunque, per lui non c’è possibilità di “remigrazione” (ovvero ricondurlo al suo Paese natale) come afferma il sindaco Andrea Cassani. Ieri è intervenuto sui social il vicesindaco Rocco Longobardi con un lungo post di solidarietà alla vittima. «La città è con lei». Parole potenti e forti che spiegano i sentimenti che si stanno vivendo in ogni angolo di Gallarate. Longobardi a nome di Forza Italia condanna l’episodio e ringrazia le forze dell’ordine: «Un allarme serio che non deve né essere strumentalizzato né minimizzato». Bisogna reagire con responsabilità: «La nostra è una comunità attenta e capace di reagire con unità di fronte a episodi così gravi», scrive, auspicando un maggiore presidio del territorio.
Adottare precauzioni
Parole che arrivano mentre Gallarate resta sgomenta. In via Pegoraro i titolati dei locali confermano l’esigenza di adottare precauzioni. «Le mie dipendenti arrivano alle 5.30, la zona non è bella», ha spiegato il titolare di una pasticceria ieri pomeriggio, «Bisogna tenere gli occhi aperti, essere vigili, tutti».
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