IL RICORDO
Nove anni senza giustizia
La mattina del 22 febbraio 2010 Angelo Canavesi, benzinaio di Prospiano, veniva ucciso da un malvivente che non è mai stato identificato
Sono trascorsi 9 anni da quella uggiosa mattina del 22 febbraio 2010, quando alle 7,40 un malvivente freddò il benzinaio Angelo Canavesi. L’assassino non ha ancora un nome ma la famiglia del 68enne spera che sia in prigione per altri reati.
Ai tempi non erano diffuse come ora le telecamere di videosorveglienza, tanto che gli stessi sindaci della Valle Olona si erano impegnati in un progetto di sicurezza comune. Un progetto a lungo fermo, attuato parzialmente e senza regia solo nel corso del 2018 quando ciascun Comune ha istallato dei varchi nei punti strategici.
«Resta una legge regionale sulla sicurezza che impone le telecamere all’interno delle stazioni di rifornimento, una legge che fu possibile grazie all’impegno del sindaco Giuseppe Migliarino», ricorda Donatella Canavesi, sorella di Angelo, che con amore tiene alta la memoria.
Canavesi ha lasciato la moglie Angela e i figli Sara ed Emanuele, che hanno continuato a lavorare al distributore di Prospiano nonostante le difficoltà.
Anche le forze dell’ordine non hanno dimenticato la tragedia che ha colpito la famiglia e, in silenzio, le indagini continuano.
«Sono passati 9 anni da quel maledetto lunedì dove ha vinto la crudeltà. Ci hanno strappato mio fratello e siamo vittime per sempre». E con amarezza dice: «Non abbiamo nemmeno la consolazione di sapere che l’assassino stia pagando, perché nessuno è stato preso. E se saperlo in galera ci avrebbe almeno dato sollievo, saperlo libero ci fa star male, perché potrebbero esserci altre vittime. Ci spero ancora? Non lo so, ma in fondo la speranza è l’ultima a morire. Magari è stato catturato per altre malefatte e la giustizia non è stata clemente con chi ha causato tanto dolore. Perché chi esce con una pistola in mano non la porta per sbaglio».
Angelo aveva appena aperto la sua stazione di servizio a Prospiano. Stava riponendo nel gabbiotto il denaro prelevato dal distributore automatico, circa mille euro, quando si trovò davanti un uomo armato.
Il rapinatore esplose i colpi colpendolo all’addome. Il figlio del benzinaio, che stava arrivando al lavoro, scorse un’auto allontanarsi a gran velocità. Era la Ford Fiesta rossa della vittima, utilizzata dall’assassino per fuggire e che abbandonò nelle ore successive in un parcheggio a Olgiate.
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