IL LIBRO
Il mito delle Penne nere nato tra le vette alpine
Storia, valore e ruolo del Corpo durante la Prima guerra mondiale. In edicola con La Prealpina
Mentre a Genova si celebra – fino a domenica – la 97esima Adunata nazionale, questa settimana vi portiamo alla scoperta del mondo degli Alpini con un volume, che troverete da sabato 9 maggio in edicola con La Prealpina, che ne racconta l’impegno durante la Prima guerra mondiale.
Il mito del soldato con la penna sul cappello nasce dallo stretto rapporto con la montagna, tanto duro ed esigente nei confronti dell’uomo, quanto generoso nel concedere al suo animo la sensazione di infinito e di libertà insita negli spazi maestosi che lo caratterizzano. Parte proprio da qui il libro “Le Penne Nere. Alpini nella Grande Guerra 1915-1918”. La montagna, come tutti i luoghi estremi, è una creatura governata da regole cui non è possibile derogare. Allontanarsene significa esporsi a gravi rischi. Scegliere di condurre la propria esistenza abbarbicati alle sue pendici vuol dire doversi piegare ai ritmi che essa impone, regolati dall’eterno moto delle stagioni, imparando ad accettare le sfide che essa presenta ogni giorno. Si deve insomma sottostare a una rigida disciplina del vivere. L’Alpino della Grande Guerra è fatto di tutto questo. Disciplina del vivere, dunque, all'interno della quale la durezza del lavoro in montagna prepara alle asprezze delle fatiche di guerra. Allo stesso modo, misurarsi ogni giorno con un ambiente rigido e a tratti ostile, lottando con esso al fine di trarne ciò di cui si ha bisogno per sostentarsi, è come combattere.
Gli autori sono Enzo Raffaelli (1940-2018) e Stefano Gambarotto. Raffaelli, laureato all’Università di Padova, è stato colonnello dell’Esercito italiano. Gambarotto, laureato all’Università di Bologna, è pubblicista e divulgatore. Entrambi sono legati al Comitato di Treviso dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano: rispettivamente, presidente per dodici anni e collaboratore. Il libro si serve di immagini, illustrazioni d’epoca e ritagli di giornale per mostrare l’impegno degli Alpini sul fronte della Grande Guerra.
Un così stretto rapporto con la montagna ha fatto sì che l’Alpino – come sottolineato dallo storico e giornalista Gianni Oliva – affrontasse la guerra «con la stessa umiltà con cui si avviava alle fatiche dei campi e degli alpeggi, e con lo stesso puntiglio di ben operare. In questa prospettiva la guerra diventava “lavoro”». Le severe regole della montagna formano da sempre un carattere che si adatta senza discutere ai sacrifici più ingrati e che insegnano ad accettare con tranquilla rassegnazione l'imponderabile. Questo spirito viene trasferito anche nell'esperienza bellica, trasformando l'Alpino della Grande Guerra in un soldato ubbidiente. Queste qualità erano peraltro esaltate dal reclutamento su base regionale e dal dislocamento delle truppe, che consentiva agli Alpini di trarre ulteriore slancio dalla consapevolezza di battersi per difendere le proprie vallate. La solidarietà istintiva che derivava loro dalla comune provenienza, il legame con la terra e lo spirito montanaro che accompagnavano gli Alpini rinserrandone naturalmente i ranghi, non esistevano presso gli altri reparti dell'esercito.
Il libro “Le Penne Nere. Alpini nella Grande Guerra 1915-1918” (Editoriale Programma, 272 pagine) sarà in edicola con La Prealpina a partire da sabato 9 maggio a 8,90 euro in aggiunta al prezzo del quotidiano.
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