L’INTERVISTA
«Il patteggiamento? Una scelta di vita. Le assoluzioni sono anche mie»
Nino Caianiello interviene su politica e questioni giudiziarie. Su Mensa dei Poveri: «Non potevo commettere reati da solo». «Adesso ho dubbi su chi votare»
Nino Caianiello era plenipotenziario leader di Forza Italia e della politica non solo locale fino al maggio 2019 quando scoppiò l'inchiesta Mensa dei Poveri in cui ha patteggiato 4 anni e 10 mesi.
Si parla di un suo ritorno in politica ma lei aveva promesso che non sarebbe mai più tornato in campo?
«Non è vero. Io non torno a fare politica. L'avevo annunciato all'epoca delle vicende giudiziarie, l'avevo promesso non solo al pubblico ministero Furno, ma in particolare, senza nulla togliere al pm, ai miei figli. Io non torno a fare politica. lo ribadisco».
Lei nasce nel PSI, poi passa a Forza Italia, rivoterebbe questo partito adesso?
«Ma oggi sinceramente ho qualche dubbio su chi votare, ma questo penso che sia un dubbio che appartiene ormai alla maggioranza degli italiani. Certo, la mia passione, la mia coerenza, la mia tradizione mi portano ai valori liberali e riformisti, cosa che io oggi sinceramente poco intravedo in alcune forze politiche».
Ma veniamo alla questione giudiziaria che l'ha toccata da vicino visto che comunque, come dicevamo all'inizio, lei ha patteggiato ma tanti altri sono stati assolti in appello nell’inchiesta Mensa dei Poveri. Come se lo spiega?
«Non me lo spiego perché effettivamente i giudici hanno toccato con mano quelle che potevano essere le accuse proposte dal pubblico ministero. Le hanno di fatto non considerate dando assoluzioni piene a quasi la totalità delle oltre sessanta persone che furono coinvolte. Il mio patteggiamento è dovuto a una scelta di vita. Io vengo, come ho detto prima, da esperienze giudiziarie che partirono già nel 2005. Non me la sono sentita a 62 anni di rivivere altri dieci anni di battaglia giudiziaria. Ci tengo anche a dire che le assoluzioni che sono intervenute e di cui io ho gioito sono anche un po’ mie, nel senso che se tutti sono stati assolti, vuol dire che il sottoscritto non poteva commettere reati da solo. Inoltre il patteggiamento, e non l'ho mai detto io, lo dicono gli altri, non è una condanna».
L’intervista integrale sulla Prealpina di venerdì 20 febbraio in edicola e disponibile anche in edizione digitale.
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