POSTO FISSO
L’insegnante, lo stipendio e i costi della vita differenti
Il contratto unico dei docenti e la questione settentrionale in primo piano su Economix Week, il mensile economico di Prealpina all’interno del giornale oggi in edicola
Nel 2010 l’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti dovette smentire di aver pronunciato le parole “con la cultura non si mangia” che in molti gli attribuirono, pur ammettendo di avere una visione critica sugli investimenti pubblici nel settore. Si potrebbe dire che una poesia, un’aria d’opera, una tela di un maestro nutrono l’anima. Ma anche lo stomaco vuole la sua parte. A soffrire particolarmente sono coloro che la cultura devono diffonderla per formare le nuove generazioni.
L’insegnamento è tra i “posti fissi” più ambiti in una nazione dove i Checco Zalone non mancano, ma al di là del fascino dei “tre mesi di vacanza” la realtà è più amara.
Gli stipendi
Secondo le analisi di Docenti.it e Nettostipendio.com, il salario medio di un insegnante a inizio carriera è di circa 1.500 euro, mentre a fine carriera supera di poco i 2.000. Il compenso dei docenti è regolato da un contratto nazionale unico e uguale in tutto il Paese. Non sono previste differenziazioni per chi ha più “titoli” e per chi mostra più propensione e capacità. Gli scatti di anzianità sono lenti e poco consistenti.
Lo spread
Il nodo principale, però, è che il contratto nazionale non tiene conto dello spread tra il costo della vita nelle varie aree dell’Italia. Per una categoria di lavoratori diventata sempre più “mobile” negli ultimi anni, con assegnazioni di cattedre più numerose e favorevoli nelle province del Nord, arrivare a fine mese è sempre più complicato e spesso i giovani devono farsi i conti in tasca anche solo per accettare un incarico lontano da casa dei genitori.
Gli affitti
Basti pensare che l’affitto di un bilocale di 60 metri quadrati, secondo i dati dell’Osservatorio Mercato Immobiliare (OMI), supera i 1.400 euro mensili, incidendo sul salario di un insegnante per il 94%. Lo stesso appartamento a Bologna supera i 1.000 euro, con un’incidenza del 68%. A Roma occorrono più di 900 euro per l’affitto mensile del citato bilocale, con un’incidenza del 63%. I 750 euro circa di affitto a Napoli incidono per il 50%. A Palermo si scende ad un’incidenza del 33% con i 504 euro di canone mensile. Diventa così impossibile poter provvedere agli altri bisogni primari, accendendo una nuova “questione settentrionale”.
Tra gli ultimi in Europa
«Lo stipendio degli insegnanti in Italia - dice Michele Maglione, segretario generale FLC CGIL Varese - è tra i più bassi in Europa ed è più basso del 30% rispetto agli altri dipendenti delle pubbliche amministrazioni». Maglione riporta che nel rinnovo contrattuale per il triennio 2022-2024, non firmato da CGIL, l’aumento in busta paga è stato del 6% a fronte di un’inflazione registrata in quel periodo pari a quasi il 18%. Il più recente rinnovo, siglato qualche settimana fa, per il triennio 2025-2027 persiste sull’aumento del 6% a fronte di una pari inflazione prevista. «Tuttavia il dato sarà influenzato negativamente - evidenzia - dalle conseguenze della crisi energetica, su cui non si potrà intervenire neanche a livello di contrattazione di secondo livello, con i fondi ulteriori che arrivano per l’ampliamento dell’offerta formativa e i cui compensi sono bassi, non arrivando a 20 euro lordi l’ora».
La Carta del docente
Non aiuta neanche la famigerata “Carta del docente”, un bonus aggiuntivo destinato all’aggiornamento e alla formazione professionale. Inizialmente pari a 500 euro, la somma è scesa a 383 per l’estensione del beneficio anche ai precari. Al di là di libri, ci sono molti ostacoli: l’acquisto di hardware è consentito ogni 4 anni e l’accesso a eventi culturali è spesso impossibile.
«Le limitazioni alla spendibilità, variata negli anni, non rispettano i reali bisogni della categoria», conclude Maglione.
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