IL PROCESSO
"Le accuse? Solo falsità"
L'ex sindaco Aldo Fumagalli si presenta in aula e contrattacca: nessuna concussione, il movente la vendetta e la paura
E venne il giorno dell’imputato, e che imputato: l’ex sindaco di Varese Aldo Fumagalli, costretto a dimettersi nel settembre 2005 da un’inchiesta del pubblico ministero Agostino Abate su presunti favori ad amiche rumene, anche clandestine, favori che il Codice penale traduce in accuse di concussione e peculato. Martedì 27 Fumagalli ha reso l’esame davanti al Tribunale presieduto da Anna Azzena e rispondendo per gran parte del tempo alle domande del pm. La sua linea difensiva è semplicissima: tutte le accuse mosse nei suoi confronti sarebbero false, e sarebbero state formulate da persone che avrebbero avuto volontà di rivalsa o il timore di finire sotto inchiesta per aver commesso reati. L’uso delle auto blu per incontrare le amiche rumene e scarrozzarle per Varese e provincia? "Si trattò nella maggior parte dei casi di trasferimenti per il pranzo, del tutto leciti, o di deviazioni dopo impegni istituzionali, e negli altri casi di iniziative degli autisti, di cui io non sapevo nulla", ha spiegato. E le presunte pressione per piazzare Ramona e Adriana nel centro di prima accoglienza di San Fermo? "Iniziativa dell’autista Napoli, che andò a parlare con il funzionario Pieretti: del resto io non sapevo dell’esistenza del centro e non sapevo nemmeno chi fosse Pieretti. Quando l’assessore mi disse che una delle ragazze non aveva più i requisiti e doveva essere allontanata, risposi che non c’era alcun problema e si procedesse pure". Quanto poi al presunto tentativo di cacciata di Pieretti dal Comune, sarebbero state tutte fantasie del funzionario.
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