COMUNITÀ TROPPO PICCOLA
Le benedettine salutano Gallarate
Dopo più di mezzo secolo le suore traslocano: andranno a Grandate
Dopo oltre cinquant’anni le monache benedettine che custodiscono la chiesa di San Francesco si preparano a lasciare Gallarate. Si uniranno alle consorelle della comunità del medesimo ordine a Grandate, nel Comasco. Non andrà persa, tuttavia, l’eredità spirituale delle religiose, che dal 1965, nonostante la clausura, hanno annodato un legame importante con i fedeli gallaratesi: il monastero potrebbe essere destinato a non restare vuoto a lungo.
Le stesse monache hanno ipotizzato il trasferimento per i primi mesi del prossimo anno. Lo ha comunicato domenica, 12 settembre, il prevosto cittadino, monsignor Riccardo Festa, il quale durante le celebrazioni festive ha letto una lettera di saluto composta dalle religiose. La comunità che in passato era arrivata a contare diciotto componenti e che per cinque decenni ha curato la liturgia all’interno della chiesa di piazza Risorgimento si è ridotta via via con il passare degli anni. Fino a diventare troppo piccola per proseguire nel proprio impegno. Da qui la scelta di unirsi alle benedettine del Santissimo Sacramento nel monastero di San Salvatore, a Grandate. Resta però forte il legame costruito con Gallarate da quando monsignor Gianazza aprì le porte all’insediamento di un ordine di clausura: «Molti, in particolare donne, in questi anni hanno avuto modo di confrontarsi con le monache - ricorda monsignor Festa - Il monastero è il luogo dove ci si concentra sull’essenziale, come un centro incandescente dal quale si irradia il calore».
Ed è proprio quel calore che la chiesa cittadina non intende lasciar svanire una volta avvenuta la partenza delle sorelle. La decisione dello spostamento è recente e di conseguenza non è ancora stato possibile ragionare con precisione sul futuro delle strutture sorte accanto alla chiesa di San Francesco, lungo via Tenconi, per accogliere le monache. Di certo però la volontà è quella di raccogliere l’eredità di bene lasciata dalle benedettine.
«Ogni generazione ha il compito di rigenerare i talenti lasciati da chi è venuto prima», sottolinea il prevosto, che in questo modo lascia aperta la strada per un nuovo impegno della comunità cristiana cittadina. Del resto la chiesa gallaratese ha dimostrato in questi anni il coraggio di guardare avanti e progettare, anche a partire dalle strutture e dagli edifici che ne hanno rappresentato la storia. L’ultimo esempio è l’apertura di Casa Eurosia, il luogo di accoglienza per persone senza un tetto sopra la testa che è stato approntato in meno di sei mesi ad Arnate, nei locali che un tempo ospitavano il coadiutore della parrocchia e gli incontri di catechismo. Nemmeno dopo l’apertura della struttura le parrocchie si sono fermate, tanto che in centro è stata progettata la sistemazione della vecchia sede della mensa del Ristoro del buon samaritano. Ed è molto più ampio il piano di riorganizzazione degli spazi parrocchiali attorno alla basilica che è già stato delineato nei mesi scorsi ma ancora deve andare a comporsi un pezzo alla volta. Tra gli obiettivi della riorganizzazione – che non riguarda il monastero – lo spazio per una comunità di famiglie e giovani ragazze che si affacciano all’età adulta senza poter contare sui genitori.
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