IL CASO
Sfigurò l’ex: «Sana di mente»
L’esito della perizia su Sara Del Mastro che, dopo essere stata lasciata, perseguitò l’uomo e il 7 maggio gli versò addosso una borraccia piena di acido solforico
Sara Del Mastro è capace di intendere e di volere. La donna che, pazza d’amore, l’anno scorso sfigurò l’ex con l’acido, pazza non è.
O meglio, non ha patologie tali da attenuare la sua responsabilità nell’aggressione di Giuseppe Morgante. Lo ha stabilito il perito psichiatrico Nicola Poloni, nominato a fine gennaio dal gup Tiziana Landoni. Questa mattina in aula il pubblico ministero Flavia Salvatore, i difensori Sandro Cannalire e Pierpaolo Proverbio e l’avvocato di parte civile Domenico Musicco discuteranno proprio della perizia che certo non alleggerisce la posizione della trentanovenne, rinchiusa a San Vittore dal 7 maggio dell’anno scorso.
Il gup Piera Bossi a dicembre respinse la proposta di patteggiamento a cinque anni, ritenendoli incongrui rispetto alla gravità del fatto. «Per la lesione gravissima è previsto un range sanzionatorio che va da sei a dodici anni, la pena base poco al di sopra del minimo edittale - sette anni - non pare congrua rispetto alla gravità delle ustioni al volto e al torace fino all’inguine e delle lesioni corneali e opacizzazione della cornea dell’occhio destro con deficit visito. Altrettanto sproporzionato, in termini deficitari, l’aumento per la continuazione di atti persecutori così invadenti e pressanti pari a soli cinque mesi», scrisse il giudice nell’ordinanza, «la pena finale non può ritenersi congrua». Ora la donna è a giudizio con rito abbreviato.
L’aggressione a Giuseppe Morgante, operaio trentenne, fu l’acme di un lungo periodo di stalking. Era da novembre che Sara lo tormentava, incapace di accettare la fine di una frequentazione durata solo poche settimane. Ad aprile il legnanese si decise ad agire: andò dai carabinieri a denunciare le molestie e contemporaneamente contattò le Iene per rendere pubblica la sua inconsueta vicenda di uomo perseguitato dalla ex.
Le telecamere di Mediaset si mossero subito, gli operatori andarono dall’imputata, la intervistarono, la ripresero e le fecero pure la ramanzina: «Queste cose non si fanno». Quando Sara seppe che a maggio il servizio sarebbe andato in onda, perse il controllo. La sera del 7 maggio attese l’ex sotto la sua abitazione di via dei Pioppi. Il sabato precedente aveva comprato l’acido solforico, prima di raggiungere la casa di Morgante riempì una borraccia «per fargli il male che ha fatto patire a me». Poi andò verso l’auto e gli svuotò addosso il liquido.
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