LA CERIMONIA
«Libertà e giustizia sociale»
Ecco il discorso pronunciato dal prefetto Salvatore Pasquariello alla festa del 25 aprile a Varese
«Celebrare il 25 aprile significa ritrovarsi attorno alle radici più profonde della nostra Repubblica. Non è soltanto una data da ricordare. È il momento in cui l’Italia ha scelto la libertà. Il momento in cui un popolo ha saputo rialzarsi, riscattarsi, ricostruire». Questo è l’inizio del discorso che il prefetto Salvatore Pasquariello ha pronunciato oggi, sabato 25 aprile, a Varese, nel Salone Estense, alla cerimonia per la festa della Liberazione.
«Da quella scelta sono nati la nostra democrazia e la nostra Costituzione. Da quella scelta nasce, ancora oggi, il senso del nostro stare insieme come comunità nazionale. Un primo riferimento fondamentale è quello del presidente Sergio Mattarella, che ha definito il 25 aprile “atto fondativo della nostra democrazia”, ricordando che dalla Liberazione nasce l’identità stessa della Repubblica» ha aggiunto il prefetto.
«La Resistenza fu una scelta morale, prima ancora che politica. Una scelta compiuta da uomini e donne, spesso giovani, che seppero distinguere tra libertà e oppressione, tra dignità e violenza. Tra le voci più alte della riflessione civile, Piero Calamandrei ha ricordato che la Costituzione “non è una carta morta, ma un testamento di centomila morti”, collegando in modo diretto il sacrificio della Resistenza alla nascita della Repubblica. A loro va oggi il nostro pensiero riconoscente» sempre il prefetto.
«E questa memoria, qui, nel nostro territorio, ha volti e storie precise. Tra le tante figure esemplari di cui ho conosciuto in questi anni tanti dettagli preziosissimi, cito una per tutte, quella di Calogero Marrone, funzionario del Comune di Varese che oggi ci ospita, il quale scelse di mettere il proprio ruolo al servizio della dignità umana, aiutando perseguitati ed ebrei a salvarsi. Una scelta che pagò con la deportazione e la vita. La sua storia ci ricorda che la libertà non è un’idea astratta: vive nelle scelte concrete delle persone, anche nelle istituzioni. Ed è proprio questo il punto che il presidente Sergio Mattarella ha recentemente richiamato con forza, incontrando l’altro ieri le associazioni combattentistiche e d’arma: a chi custodisce la memoria della Liberazione va “il ringraziamento delle istituzioni e della comunità” per aver tramandato il sacrificio di chi ha restituito onore e libertà al Paese. E Nuto Revelli, aveva descritto la Liberazione non come un fatto retorico, ma come esperienza vissuta: “La Resistenza è stata la scelta di uomini liberi.” Una frase semplice, ma potentissima, che richiama il valore della responsabilità individuale» ha affermato il prefetto di Varese.
«Non è un passaggio formale. È un’indicazione precisa: la memoria è un compito attivo, che riguarda tutti noi. Il 25 aprile, infatti, non è solo memoria. È responsabilità. Guardare al passato significa interrogarsi su ciò che siamo oggi e su ciò che vogliamo essere come comunità nazionale. E significa anche riconoscere che libertà e democrazia non sono mai definitivamente acquisite. Lo vediamo nel mondo che ci circonda. Lo vediamo ogni volta che il diritto viene messo in discussione, che la convivenza civile si incrina, che prevale la logica della forza. Come ha ricordato ancora il presidente della Repubblica, il prevalere della legge del più forte porta con sé distruzione e conflitti permanenti. È un monito che ci riguarda direttamente. Perché difendere la democrazia significa, ogni giorno, rafforzare il rispetto delle regole, delle istituzioni, delle persone significa libertà e giustizia sociale» ha spiegato Pasquariello.
«Molto incisive al riguardo le parole di Sandro Pertini, protagonista diretto della Resistenza: “La libertà senza giustizia sociale non è che una conquista vana.” Un richiamo a non separare mai la libertà formale dalla dignità concreta delle persone. Ed è qui che si colloca anche il ruolo delle istituzioni sul territorio. Come Prefetto, sento profondamente il dovere di rendere vivi questi valori nella quotidianità: nella sicurezza delle comunità, nel rispetto della legalità, nella tutela dei diritti di tutti. La sicurezza non è soltanto ordine pubblico. È coesione sociale. È fiducia. È presenza dello Stato accanto ai cittadini. E il territorio della provincia di Varese dimostra ogni giorno quanto questo sia possibile» ha detto il prefetto.
«Una comunità fatta di amministratori, forze dell’ordine, associazioni, volontariato, che insieme tengono viva non solo la memoria, ma anche il senso concreto della Repubblica. È anche questa una forma moderna di Resistenza: resistere all’indifferenza, alla frammentazione, alla sfiducia. A questo proposito cito un passaggio di Liliana Segre, che lega memoria e futuro: “Coltivare la memoria è ancora oggi un vaccino prezioso contro l’indifferenza.” Un monito attuale, che dà senso al nostro ricordare. Ma c’è un ultimo passaggio decisivo. Il 25 aprile è una consegna alle nuove generazioni. Dobbiamo dire ai giovani che la libertà è una conquista fragile. Che la democrazia richiede partecipazione. Che i diritti vivono solo insieme ai doveri. E dobbiamo dimostrarlo con l’esempio. Perché la memoria, se non diventa responsabilità, rischia di indebolirsi. E invece il 25 aprile deve continuare a essere una festa unitaria. La festa di tutti gli italiani. La festa della libertà. Con questo spirito, oggi, rinnoviamo il nostro impegno. Essere, ogni giorno, all’altezza di quella libertà che ci è stata consegnata. Viva il 25 aprile. Viva la Liberazione. Viva la Repubblica» ha concluso il prefetto.
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