IL PROCESSO A LIMIDO
«Non ho offeso Berizzi. Era satira»
Il leader dei DoRa accusato di diffamazione del giornalista, dipinto come un pagliaccio. «Ci ispiriamo alle idee del nazismo»
«Creare un cartonato di una persona con l’immagine di un pagliaccio? Secondo me non è offensivo, ma fa ridere… Rientra nel diritto di satira». Parola di Alessandro Limido, leader dei Dodici Raggi, interrogato oggi in Tribunale a Varese nel processo che lo vede imputato di aver diffamato Paolo Berizzi, inviato di Repubblica, da anni sotto scorta per le sue inchieste sull'estrema destra.
La vicenda al centro del procedimento davanti al giudice Davide Alvigini risale al 18 marzo 2022 quando il giornalista fu invitato ad Azzate per presentare un suo libro. E quella sera la Comunità militante dei Dodici raggi allestì una sorta di “processo in piazza” con imputato lo stesso Berizzi, rappresentato da un cartonato con il suo volto e i capelli da pagliaccio. Da qui l’accusa di diffamazione. Il giornalista è parte civile, così come la Federazione Nazionale Stampa Italiana.
«I Dora si ispirano alle idee politiche del nazismo», ha ammesso Limido rispondendo alle domande di avvocati e giudice. Negando poi di essere un movimento di estrema destra: «Noi siamo un gruppo di fascisti», ha detto, accusando poi Berizzi di «perseguitare me e i miei camerati dal 2013: inventa la maggior parte delle cose che scrive su di noi».
Il processo si concluderà a novembre con l’esame degli ultimi testimoni e la sentenza.
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