IL CASO
Il matrimonio combinato finisce in tribunale: accuse incrociate
Due procedimenti penali in corso per marito e moglie. Lei in aula: «Costretti a sposarci, per lui ero solo un peso»
Il loro era un matrimonio combinato, deciso dalle rispettive famiglie in Albania, che alla fine non andava bene né al marito né alla moglie. Con il risultato che quella storia d’amore creata a tavolino («Lui viveva già in Italia ed è venuto in Albania soltanto per vedermi e chiedere la mia mano. Pochi mesi dopo ci siamo sposati e io l’ho raggiunto nel Varesotto») è finita con la separazione davanti al giudice civile e con due procedimenti penali: lui è accusato di maltrattamenti in famiglia e lesioni, lei di violazione degli obblighi di assistenza e sottrazione di incapaci.
«PER LUI ERO UN PESO»
Se il secondo filone è ancora in fase di indagini preliminari, il primo è già approdato nell’aula del dibattimento del Tribunale di Varese. «Non capivo perché mi trattasse sempre male, poi ho saputo che anche lui era stato costretto a sposarmi», ha raccontato la donna al collegio che sta processando l’ex marito 43enne. «Per lui ero un peso», ha continuato, riferendo non solo di insulti («Se io non volevo fare sesso, mi diceva che avevo un altro e che ero una putt…»), ma anche di aggressioni fisiche, con mani strette intorno al collo e strattoni. «Mi teneva sempre in casa, non avevamo amici, non abbiamo mai fatto una vacanza. Guadagnavo mille euro ma consegnavo tutto a lui. E lui non mi dava i soldi nemmeno per le medicine. La spesa la faceva lui. Sì, è vero, avevo le chiavi e potevo uscire, ma dove andavo se non sapevo l’italiano e non conoscevo nessuno?».
SARANNO SENTITI ALTRI TESTIMONI
Dopo l’esame della donna e dei carabinieri di Castiglione Olona che hanno fatto le indagini, il processo è stato rinviato a giugno per ascoltare altri testimoni e poi l’imputato. Il quale, difeso dall’avvocato Fabrizio Piarulli, respinge tutte le accuse. L’ex moglie si è costituita parte civile con l’avvocato Enrico Gallo, di Cuneo.
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