L’OPINIONE
Mattarella, presidente pop d’Italia
Dal parrucchiere in epoca Covid, al selfie con Anna Pepe
A luglio spegnerà 85 candeline, ma riesce come pochi altri a parlare il linguaggio dei giovani, senza scadere nel ridicolo o – come direbbero gli adolescenti – nel “cringe”. Sempre misurato nelle parole, netto nelle prese di posizione, ironico quando l’occasione lo richiede, con quel sorriso il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è diventato ormai un’icona pop. C’è una fotografia che, più di qualsiasi editoriale politico, racconta la mutazione culturale in atto nel nostro Paese: è un selfie della rapper Anna Pepe, ventiduenne idolo dei giovanissimi vestita in un audace outfit rosa pastello, sorridente accanto al Capo dello Stato nelle sale del Quirinale. La didascalia social recita: "Grazie per l'invito Mr President". Lo scatto, realizzato durante i festeggiamenti per i 145 anni della Siae, è diventato immediatamente virale, accumulando centinaia di migliaia di like e sancendo la definitiva consacrazione di Mattarella a icona pop intergenerazionale.
Non si tratta di un episodio isolato, ma dell’ultimo tassello di un mosaico che vede l’inquilino del Colle abbattere le barriere del formalismo istituzionale. Nello stesso incontro con gli artisti, il presidente ha incassato con un sorriso persino un affettuoso e spontaneo bacio da Gianna Nannini, a riprova di un’empatia che travalica i protocolli. Il percorso che ha trasformato l’austero giurista palermitano in un beniamino del web e delle nuove generazioni è una combinazione di rassicurante compostezza e inaspettata apertura al contemporaneo. Solo pochi mesi fa, Mattarella aveva formalmente sdoganato la musica leggera ricevendo al Quirinale l’intero cast dei big del Festival di Sanremo, certificando il pop come vero e proprio "patrimonio culturale del Paese" e motore di coesione sociale.
Del resto, gli schemi furono rotti già nel periodo buio della pandemia, quando il presidente fu protagonista di uno storico fuorionda rimasto nel cuore degli italiani. Durante la registrazione di un discorso ufficiale alla nazione, il suo storico portavoce Giovanni Grasso gli fece notare che aveva un ciuffo di capelli fuori posto. Mattarella, sistemandosi la capigliatura davanti alle telecamere ancora accese, commentò con assoluta spontaneità e un pizzico di rassegnazione: "Eh Giovanni, non vado dal barbiere neanche io, quindi...". Quel frammento, diffuso per errore, lo trasformò nell'italiano più empatico e "normale" del Paese.
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