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Miracolo a Milano: le scope volano sopra il Duomo
Il capolavoro di De Sica e Zavattini in scena dal 4 marzo al Teatro Strehler. Un omaggio alla città, al suo mito e alla sua complessità
Quel luogo dove “buongiorno voglia davvero dire buongiorno” verso il quale si va a cavallo di scope volanti torna su Milano. Ma questa volta non in un film, ma a teatro.
Miracolo a Milano, il film di Vittorio De Sica e Cesare Zavattini, nella trasposizione teatrale di Paolo Di Paolo diretta da Claudio Longhi, con Lino Guanciale nei panni di Totò e Giulia Lazzarini in quelli di Lolotta, è al Piccolo Teatro Strehler fino al primo aprile, in una produzione del Piccolo Teatro di Milano/Teatro d’Europa.
«Riproporre in sede teatrale per la prima volta Miracolo a Milano non è il remake della pellicola – spiega il presidente del CdA del Piccolo, Piergaetano Marchetti -, ma qualcosa che tocca tuttora nodi vitali della nostra società, un insieme di speranze, delusioni, utopie». E lo fa con un lavoro corale, con una compagnia che, accanto a Guanciale e a Giulia Lazzarini, che a quasi 92 anni sarà presente in scena per questo spettacolo per tre settimane), vede Daniele Cavone Felicioni, Michele Dell’Utri, Diana Manea, Mario Pirrello, Sara Putignano, Giulia Trivero e ventisei allieve e allievi del corso “Luca Ronconi” della Scuola di Teatro del Piccolo.
L’idea alla base della messa in scena teatrale di Miracolo a Milano, sottolinea Lanfranco Li Cauli, direttore generale del Piccolo Teatro, è quella di aver voluto individuare uno spettacolo che raccontasse a tutti Milano. Con un film di settantacinque anni fa e un linguaggio di oggi che però non è una attualizzazione che andrebbe, come aggiunge Lino Guanciale, a impoverire le metafore. «Siamo partii dalla sceneggiatura nuda e cruda – prosegue l’attore – in gran parte fatta di battute in dialetto “milanesoide”, dalla stesura cinematografica integrandola con il romanzo che le è antecedente» e che è “Totò il buono” di Cesare Zavattini e utilizzando «altri materiali che restituissero la Milano del tempo in quella ricerca di costruzione di una Milano ideale “sui generis” che i più marginali del tempo mettono su tra Lambrate e l’Ortica: dalla cronaca alla letteratura e alla poesia, cercando di organizzare e incorporare tutto» come se fosse la drammaturgia.
«Abbiamo esplorato una straordinaria quantità di fonti per arrivare alla sintesi drammaturgica – gli fa eco il regista Claudio Longhi -. Con due paradigmi utili: “Peer Gynt” di Ibsen per focalizzare il rapporto tra Totò e la madre adottiva Lolotta, che è la relazione primigenia della “fabula”, e Brecht che permette un fil rouge», ciò che unisce la messa in scena di “L’albergo dei poveri” con cui il 1947 inaugurò il Piccolo, l’uscita del film “Miracolo a Milano” del 1951 e “L’opera da tre soldi” di Brecht che, con la regia di Strehler, andò in scena in via Rovello nel 1956. «Questo fil rouge – prosegue Longhi – ci racconta quanto lo sguardo e la riflessione sulla povertà fossero centrali tra il 1947 e il 1956 per raccontare Milano e interrogare la società per trovare prospettive di futuro per la città».
Nello spettacolo, la chiave dello straniamento è quella principale per esplorare il rapporto con la città, la drammaturgia musicale coniuga riferimenti colti a riferimenti popolari e la lingua è un’unione di citazioni da saggio storico alla canzone, dalla letteratura teatrale a quel linguaggio filtrato attraverso lo sguardo del dialetto, con una costruzione che si inventa un modo per abitarlo. E con la figura di Totò che, spiega Guanciale, si rifà a quella genesi di Zavattini che ammirava quel Totò attore che tutti conosciamo cinematograficamente e per la «rivoluzione che portò con il suo corpo disarticolato».
Per raccontare in teatro quella “fiaba” con una trama fortissima e per realizzare la quale c’è uno sguardo di unione che coinvolge anche le scene di Guia Buzzi, i costumi di Gianluca Sbicca, le luci di Manuel Frenda, il visual design di Riccardo Frati. Perché, conclude Longhi citando Gertrude Stein nel suo dire che il dramma è un paesaggio, «questo spettacolo è costruito come un paesaggio».
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