ANIMA FRAGILE
«Mi laureo in Vascologia»
Intervista a Vittoria Chiarenza, studentessa: «La mia tesi? Su Blasco»
«Ascoltavo Vasco Rossi come tanti altri, perché al bar, in discoteca o a casa di amici le sue canzoni passavano. Un giorno però ho scoperto “Anima fragile”, sembrava scritta per me, non mi ero mai sentita così profondamente capita. Da allora è cambiato il mio rapporto con lui, trasformandosi in amore eterno, e, soprattutto, è cambiata la mia vita».
Quando, nel 1980, uscì quel pezzo, presente nell’album “Colpa d’Alfredo”, Vittoria Chiarenza da Morazzone non era ancora nata (sarebbe venuta alla luce dieci anni dopo) ma quando, nel 2009, ha ascoltato quella canzone per la prima volta è praticamente rinata. Tanto da approfondire la materia, dapprima con una tesi, poi con libri, l’ultimo dei quali, “Vasco Rossi - Una vita spericolata in equilibrio sopra la follia”, scritto con Guido Michelone per Edizioni Theoria, sta ottenendo ampi consensi.
Compreso quello del Blasco che, già colpito dall’opera precedente, ha voluto conoscerla di persona.
Partiamo dalla tesi, è stato difficile convincere l’Università?
«In realtà no. Mi sono laureata in Scienze dell’Educazione e della Formazione a Macerata e ho trovato nel professor Massimiliano Stramaglia un prezioso alleato. Diciamo che con follia e audacia mi ha accompagnato nel progetto, andando controcorrente. Ha scommesso sulla mia passione, fidandosi della luce che avevo negli occhi quando spiegavo che la musica di Vasco era entrata nella mia vita. Mi ha permesso di non dare peso a quanti ridevano della mia scelta non ritenendo la Vascologia un argomento degno di figurare in una tesi di laurea».
Anche per il suo libro si parla di Vascologia; cosa lo rende tale?
«Non è una biografia tradizionale ma una “trattazione” su Vasco. Partiamo dal 7 febbraio del 1952, giorno della sua nascita e andiamo avanti, canzone dopo canzone, a raccontare il suo straordinario cammino che gli ha permesso di essere amato da milioni di persone. Di età diverse come dimostrato anche da Modena Park».
Lei c’era naturalmente...
«Da quando ho ascoltato “Anima fragile” ho visto una decina di suoi concerti, tutti indimenticabili ma a Modena Park ho lasciato il cuore».
Davvero la sua musica le ha cambiato la vita?
«Sì, non ascolto solo la sua ma il repertorio, parole e suoni di Vasco. È ormai da dieci anni un fedele ed esaltante compagno di viaggio. Sarà un caso ma io e Matteo, il mio fidanzato, ci siamo conosciuti in quanto entrambi fan del Blasco».
Nel libro lei racconta il suo incontro con il Blasco, datato Padova, 7 giugno 2018; è andata come immaginava?
«Sinceramente non riuscivo ad immaginare nulla, neppure quando percorrevo il tunnel alla destra del palco che collegava i sogni alla realtà. Non immaginavo, speravo. Nell’abbraccio forte che c’è stato, nel calore umano che gli attribuivo. Ma quando mi hanno presentato come l’autrice di “The Complete Vasco Rossi” e lui ha detto “Oh, complimenti Vittoria, è il più bel libro che hanno scritto su di me”, sono rimasta, per citare una sua canzone, senza parole».
© Riproduzione Riservata


