DA VEDERE
Neri Marcorè viaggia nel laboratorio di Gaber e Luporini
Un’esplorazione nell’universo narrativo, creativo, etico e letterario di due grandi
Neri Marcorè e Giorgio Gallione tornano a frequentare insieme materiale gaberiani: il primo come attore, il secondo come drammaturgo e regista sono al Teatro Carcano di Milano dal 12 al 17 maggio con Gaber – Mi fa male il mondo, un’esplorazione nell’universo narrativo, creativo, etico e letterario dei grandi Giorgio Gaber e Sandro Luporini. «Gaber in scena era incredibile – scrive Marcorè (@T. Le Pera) –. Mi piace il fatto che sia sempre riuscito a gestire temperature comunicative diverse. Da una parte l’ironia, la satira anche sociale, il paradosso, la comicità. Era un attore, oltre che un cantante, eccezionale: riusciva a fare teatro soltanto col solo corpo, senza scenografie particolari, ma riusciva a evocare, a farti vedere tutto. Poi c’è la parte più drammatica, sferzante, quella di impegno e critica sociale e politica. Di questo aspetto mi ha sempre colpito il fatto che in qualsiasi testo scritto assieme a Luporini non ci sia mai un giudizio che non prenda in considerazione per prima cosa il mettersi in discussione, il guardarsi allo specchio, superando possibilmente auto indulgenza e ipocrisie». Con arrangiamenti e direzione musicale di Paolo Silvestri, in scena anche i pianisti Eugenia Canale, Lorenzo Fiorentini, Eleonora Lana e Francesco Negri. «Mi colpisce e mi affascina la regolarità di Gaber che insieme a Luporini ogni estate, tra un tour e l’altro, scrive le canzoni del prossimo spettacolo – scrive Silvestri nelle note –. È un modo di operare che mi ricorda quello dei compositori classici, una metodologia al servizio della profondità espressiva e della ricerca di senso». Lo spettacolo ritorna alle radici dell’ispirazione delle opere gaberiane, facendo entrare, in forma metaforica, nello studio/laboratorio/pensatoio dove Gaber e Luporini hanno radiografato con ironia e partecipazione emotiva la società che cambiava, e chi la abitava. «Sogno, utopia, libertà, democrazia, etica, pensiero, partecipazione, appartenenza, idea, ideologia sono alcune delle parole e dei concetti identitari e ricorrenti nella scrittura di Gaber e Luporini – scrive Gallione –. Un’incessante, laboriosa, impietosa ricerca di senso e di verità, mai autoassolutoria, che fosse guida e sostegno ai comportamenti umani e civili del vivere contemporaneo. Il tutto dentro quella modalità artistica ed espressiva che i due artisti hanno prima creato e poi perfezionato per più di 40 anni: il Teatro Canzone, una forma e un linguaggio teatrale per musica e parole che vide Gaber geniale front man e Luporini lucidissimo tessitore».
© Riproduzione Riservata


