L’ESPERTO
«Non gridate al lupo senza avere le prove»
Il parere del professor Martinoli dopo gli ultimi avvistamenti
«Un lupo grigio nei boschi lungo il sentiero numero 10 del Parco del Campo dei Fiori, nel punto esatto dove stanno tagliando gli alberi. Ero in compagnia del mio cane e munito di uno spray urticante. Ha avuto paura ed è scappato».
Il messaggio di una camminatrice, comunicato su Facebook, crea panico. Interpellare un esperto è la migliore via per non creare fobie generalizzate. Questo ruolo lo assume Adriano Martinoli, docente di Zoologia all’Università degli Studi dell’Insubria.
«Il primo approccio su cui dobbiamo ragionare - esordisce - è o l’esistenza di prove inconfutabili come una foto, un filmato o l’individuazione di caratteri sistematici del lupo da parte di un esperto. Altrimenti può essere confuso con altri animali. Tenete presente che io stesso, quando a volte mi mostrano foto, passo diverse decine di minuti se non sono subito evidenti i caratteri sistematici. Quindi non facciamo passare la certezza che quell’avvistamento sia di un lupo».
Ma il lupo è già stato avvistato nella nostra Provincia...
«In provincia di Varese è già dal 2012 che abbiamo segnalazioni di presenza di lupo, ma individui solitari. Consideriamo stabile la sua presenza nel momento in cui si formano i branchi che sono territoriali. Il branco è costituito da una coppia, maschio, femmina che si riproduce. Il primo nucleo del branco è un assetto famigliare: il padre, la madre – i cosiddetti maschio alfa e femmina alfa - con i loro cuccioli. Sono i dominanti, se dovessero arrivare - cosa abbastanza rara - altri individui. Sono loro che gerarchicamente sono superiori a tutti gli altri: decidono dove andare a cacciare, come spostarsi all’interno dei loro territori, se riposare o essere attivi. Nella nostra provincia, segnalazioni di branchi sino adesso non ce ne sono state. Ci sono segnalazioni di lupi singoli in varie zone, alcune anche per il Parco, ma questo non vuol dire che siano stabilmente presenti. Il lupo di Barasso che nel dicembre scorso ha predato una capriola potrebbe essere a 100 chilometri da qua ora perché non ha trovato il maschio o la femmina con cui stabilire la coppia. Quindi la loro non è una presenza stabile.
Ma comunque la paura c’è...
«Scatenare paure ingiustificate è una tematica che dobbiamo affrontare con grandissima attenzione e prudenza anche se io sono il primo a dire che il rischio zero con gli animali selvatici non esiste. Non esiste il fatto che identifichiamo il lupo come se fosse un cagnolino domestico. Tutti gli animali selvatici sono adattati alla vita in natura secondo canoni e schemi che sono molto lontani da quello che noi siamo abituati a interpretare come umani. Da un lato, il lupo è assolutamente una presenza positiva. Siamo riusciti a tutelare la specie che era a rischio di estinzione, a farla diventare abbondante su tutto il territorio nazionale. I lupi stanno in natura, predano specie selvatiche, come il capriolo, il cervo, il cinghiale. È chiaro che poi se si trovano nelle situazioni per cui ci sono gregge di pecore, animali domestici in generale non controllati, non protetti da recinzioni elettriche, senza i cani da guardiania, senza pastori che li tutelano: il problema si aggrava molto. Se si abituano a predare in modo così facile rispetto a un animale selvatico dobbiamo lavorare già da adesso con gli allevatori nella nostra provincia in un’ottica preventiva. Dobbiamo anche rivolgerci alle persone comuni che vanno a passeggiare nei boschi. L’obiettivo è di non creare fobie generalizzate. Bastano pochissimi accorgimenti: non lasciare cani e gatti girovagare di notte dove è probabile che possano incrociare i lupi. Quando siamo in giro fare in modo che gli animali ci sentano perché se sentono la nostra presenza si allontanano. Hanno paura di noi. Tenere al guinzaglio i cani. Attività preventive di buon senso anche se la probabilità che ci sia una interazione uomo- lupo è veramente molto rara. Tranquilli anche perché la Provincia e la Regione hanno la situazione sotto controllo sono pronti a intervenire in caso di criticità. Dobbiamo fidarci di queste professionalità che spesso non vediamo sul territorio, ma sono operative e con grande esperienza».
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