DECIMA PUNTATA
«Non ho mai mancato un’elezione»
Intervista al sindaco di Barasso e ad altri tre under 30 varesini che rilanciano impegno politico ed elettorale
Statisticamente, i giovani sono quelli che si recano meno alle urne. Ma non mancano esempi di chi, invece, crede nel voto, anche nel Varesotto. Per questo, oggi “Voto perduto” vuole dare voce a quattro volti under 30 della politica locale, a cui sono state poste le stesse domande.
1. Perché hai deciso di attivarti nel contesto politico locale e qual è il tuo rapporto con il voto?
2. Cosa ne pensi dell’astensionismo?
3. Cosa può fare la politica per invertire la rotta?
4. Quali sono le prospettive per la democrazia italiana?
5. Ci sono degli spiragli positivi?
LORENZO DI RENZO SCOLARI
Ha 27 anni. Studia giurisprudenza all'Università dell'Insubria. Dal 4 ottobre 2021 è sindaco del Comune di Barasso. Attualmente, è il primo cittadino più giovane della provincia di Varese.
1. «Sono sempre stato appassionato di politica e sono attivo da quando avevo 15 anni in varie realtà associative. Il mio rapporto con il voto è assoluto. Chi è morto per darci la libertà e consentirci di vivere in una democrazia rappresentativa, deve essere onorato con la partecipazione democratica. Non ho mai mancato un'elezione e ho sempre esortato tutti a farlo».
2. «Lo percepiamo anche a livello locale e preoccupa. La disaffezione al voto è figlia di una mancata consapevolezza che si potrebbe avere dalla politica attiva. Finché non ci si mette in campo non si è in grado di capire le difficoltà che ci sono nel mantenere le promesse. Non tutto dipende dalla volontà».
3. «Dal mio punto di vista, una strategia potrebbe essere quella di individuare una classe politica più credibile, pratica e seria a tutti i livelli, per non alimentare polemiche sterili. Il dibattito è il sale della democrazia, però non si deve scadere in posizioni populiste. A livello nazionale occorrerebbe sburocratizzare le pratiche, per evitare che lo Stato venga percepito come avversario dal cittadino».
4. «Io credo che al netto di tutto la democrazia italiana sia molto solida, grazie a un sistema di pesi e contrappesi che garantiscono una vitalità democratica. Però, sono preoccupato per i piccoli Comuni: laddove si presenta una lista unica c'è sempre il terrore perché serve almeno il 40% dei consensi. Il rischio è il commissariamento prefettizio, che si può occupare solo di ordinaria amministrazione».
5. «Non mi sento di dire che vedo molti spiragli positivi. Da quando sono diventato sindaco cerco con tutti gli strumenti che ho a disposizione di creare una casa di vetro in Comune, in modo che tutti vedano quello che accade».
CHIARA RAPICANO
Ha 27 anni. Studia giurisprudenza all'Università degli Studi dell’Insubria. Da quasi un anno è consigliere di minoranza del Comune di Vedano Olona.
1. «Il mio legame con la politica è nato un po' per caso tre anni fa, quando mi è stata fatta la proposta di scendere in campo. Reputo che votare sia fondamentale, perché la decisione del singolo colpisce tutta la collettività».
2. «Credo che ci sia chi si astiene per disinteresse o per protesta. Bisognerebbe far comprendere più nel concreto quanto la politica abbia bisogno di tempo. Vedere che le persone si allontanano lascia parecchie perplessità».
3. «Il cittadino potrebbe essere agevolato se i politici si avvicinassero maggiormente al suo linguaggio, con meno tecnicismi. E poi, si potrebbe puntare su una formazione differente dei giovani, a partire dalle scuole».
4. «Si crea una discrepanza tra ciò che il cittadino reputa essere giusto per essere rappresentato e poi effettivamente ciò che lo rappresenta. Meno la gente vota più è difficile capire quali sono i suoi interessi e obiettivi».
5. «Temo che nei giovani ci sia sconforto, ma ci si può lavorare nelle scuole. Per esempio, a Vedano è attivo il Consiglio comunale dei ragazzi e delle ragazze, che fa avvicinare gli studenti alle dinamiche dell'Amministrazione in modo pratico».
RICCARDO TOMAIUOLI
Ha 22 anni, varesino. Ha studiato informatica alle superiori e ora frequenta il corso di Scienze politiche all’Università Statale di Milano. Lavora come funzionario della segreteria politica del Gruppo Pd Lombardia in Consiglio regionale.
1. «Sono entrato nei Giovani democratici a 15 anni, quando cercavo un modo di sfogare l’irrequietezza che sentivo. Volevo poter cambiare qualcosa. Il voto per me è un diritto, ma soprattutto un dovere morale. Sono molto legato al tema della resistenza e dell'antifascismo. Non ho mai saltato un voto e ho sempre fatto lo scrutatore».
2. «Credo che più che un problema sia un sintomo. Le persone non sono digiune di politica, le manifestazioni degli ultimi mesi lo hanno dimostrato. Secondo me c’è proprio uno scollamento tra i partiti e la società, sia perché la possibilità che ha un partito di incidere sulla vita delle persone è annacquata da molti altri agenti, sia per il deterioramento della qualità della politica».
3. «L'unica cosa che dovremmo fare è costruire spazi in cui la politica può esplicitarsi. Questo è utile anche per la politica stessa, per intercettare le istanze di più persone. Il partito dovrebbe tornare a essere un ascensore sociale, oggi fa politica chi se lo può permettere».
4. «Per la democrazia è un pericolo perché quando c'è stato disinteresse poi c'è stata ritorsione. La politica dovrebbe smettere di chiudersi nelle proprie torri d'avorio: c’è in gioco la qualità della nostra democrazia».
5. «Nel modo di fare politica porto l’esempio del mio punto di riferimento, Samuele Astuti. È una persona che ha dimostrato con grande concretezza di riuscire a parlare con tutti trovando soluzioni. Un altro personaggio che mi colpisce molto è Giuseppe Guzzetti».
MARCO FRANCESCO TOMASINI
Ha 30 anni. Si è laureato in Scienze politiche e relazioni internazionali. Aspirante revisore contabile e commercialista, è coordinatore provinciale e del circolo di Busto Arsizio del gruppo giovanile di Fratelli d'Italia, Gioventù Nazionale.
1. «Mi interesso di politica da quando avevo 16 anni, anche grazie alla mia famiglia. Il mio rapporto con il voto è stretto, lo ritengo importante. Sono sempre andato a esprimere un mio parere».
2. «Non giudico chi si astiene, ma il fenomeno mi preoccupa e riconosco il fatto che stia aumentando. C’è la percezione sempre più diffusa che il voto sia irrilevante, anche tra molti giovani che saranno gli adulti di domani e che saranno anche i futuri politici».
3. Con il nostro gruppo abbiamo organizzato dei gazebo cercando di coinvolgere i passanti, anche solo per chiacchierare e interagire. Servirebbero politiche maggiormente rivolte ai giovani».
4. «Dal mio punto di vista potrebbe crearsi un sistema di oligarchia dell'astensionismo, con la maggioranza di governo eletta da una minoranza del totale degli aventi diritto. Ci sarebbe una delegittimazione della rappresentatività politica, quindi una distanza crescente tra i cittadini e le istituzioni. Questa prospettiva mi preoccupa, ma resto ottimista».
5. «Per la mia esperienza personale all'interno del nostro circolo di Busto ho visto che i più adulti cercano di coinvolgere i giovani, dandoci sempre più aiuto, responsabilità e più possibilità, anche di sbagliare».
La decima puntata dell’inchiesta “Voto Perduto” sulla Prealpina di sabato 14 marzo in edicola e disponibile anche in edizione digitale.
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