ORE DI APPRENSIONE
«Papà, non riusciamo a tornare». E mia figlia filma il missile in cielo
A Dubai bloccati 204 ragazzi italiani. Un interminabile giorno di paura dopo l’attacco di Usa e Israele all’Iran
«Ciao papà, guarda che non so se stasera riesco a prendere l’aereo e a tornare a casa. L’Iran è stato attaccato da Trump, forse cancellano i voli». In Italia la mattina di sabato 28 febbraio era appena cominciata quando è arrivata questa telefonata da Dubai: là, negli Emirati Arabi Uniti, a un pugno di chilometri di mare dall’Iran, 204 ragazzi italiani, in parte universitari, in parte liceali, nell’ultima settimana si sono incontrati con un altro migliaio di coetanei provenienti dai quattro angoli del mondo per una simulazione diplomatica dell’UNEA, l’United Nations Enviroment Assembly, il massimo organo decisionale mondiale in materia ambientale. Due giorni da turisti, poi i lavori dell’assemblea; sabato sera gli aerei avrebbero dovuto riportare tutti a casa. Invece arriva la telefonata proprio mentre gli organi di informazione e i social di tutto il mondo battono la notizia: gli Usa e Israele hanno attaccato il regime degli ayatollah. A Dubai e ad Abu Dhabi ci si aspetta la ritorsione, l’allarme scatta subito come negli altri Paesi del Golfo che appoggiano Trump.
Non c’è il tempo di dire «Speriamo che mia figlia riesca a tornare», WhatsApp è veloce e impietoso: «Papà, volo cancellato, chiudono gli spazi aerei». Televisione accesa: il ministro Tajani conferma. Inizia una giornata lunghissima, interminabile, perché nel frattempo, nell’elenco delle località prese di mira dagli iraniani, Dubai c’è.
«Tesoro tutto bene?». «È appena passato un aereo da guerra sopra di noi, dicono che ci siano state delle esplosioni, noi non le abbiamo sentite ma adesso è proibito uscire dall’albergo in attesa delle disposizioni di sicurezza».
Sono le 12, ora italiana, le 15 di Dubai. Ancora un’ora: «Ci hanno detto di fare i bagagli, ci trasferiscono in un altro hotel ma non so dove. Ti faccio sapere».
Tre ore di silenzio, una tortura. Arriva un video, 16 secondi ripresi da un mezzo che si sposta, quello del trasferimento: un missile sparato dalla contraerea poco lontano ne intercetta uno iraniano. Nel frattempo, da Dubai arrivano le immagini di un altro hotel colpito e in fiamme. «Non ci sono feriti», scrivono i siti, che iniziano a riportare dei 204 ragazzi italiani bloccati a Dubai: 203 e mia figlia.
«Siamo in hotel, stai tranquillo, tranquillizza la mamma». Una parola: qui in Italia si soffre perché non si può fare niente, se non garantirsi che ci sia una soluzione per il prossimo futuro, che ci sia il benedetto collegamento internet per avere un contatto. Ci si distrae come si può, buttandosi nel lavoro. Ma più passa il tempo più i colleghi chiedono, e lo stesso fanno gli amici. Bontà loro, grazie, ma il nervosismo aumenta.
Arriva un documento dagli organizzatori: «Cari genitori, tranquillizzatevi. I vostri figli sono al sicuro. Stiamo facendo il possibile per farli tornare in Italia al più presto: se sarà consentito volare, il gruppo che viaggia con Ita tornerà il 3 marzo, quello con Turkish il 4 marzo».
Ore 20.30 italiane, ultima telefonata del giorno: «Papà, da qualche ora non si sente più niente. Dici che ci faranno uscire dall’albergo per vedere cosa sta succedendo?». Beata gioventù, il missile centrato dalla contraerea non è bastato, vince la curiosità e la voglia di rasserenare mamma e papà: sono giovani, mica stupidi, e hanno capito perfettamente che i loro genitori hanno molta più paura di loro.
LA NOTA DEL MINISTERO
«In merito alla presenza di studenti italiani a Dubai nell’ambito del Programma "Dubai UNEA Abu Dhabi Emirates 2026 - L’Ambasciatore del futuro", si precisa che il ministero dell’Istruzione e del Merito è in costante contatto con il ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, l’Ambasciata d’Italia negli Emirati Arabi Uniti e il Consolato Generale d’Italia a Dubai, che stanno monitorando costantemente il caso. Le autorità consolari stanno operando con la massima attenzione per garantire assistenza e supporto – lo sottolinea una nota del Mim diffusa nella mattinata di domenica –. Il ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, è in stretto contatto con il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, per gli sviluppi. Il ministero continuerà a fornire aggiornamenti nelle prossime ore».
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