L’INTERVISTA
Peterson: «Penalizzazione sbagliata»
Il coach dei trionfi di Milano, analizza il caso Varese: «Si falsa il campionato»
Dan Peterson offre una angolatura differente da qualsiasi altro punto di vista riguardo al caso Tepic. Il coach dei trionfi dell’Olimpia Milano degli anni ‘80, visto spesso da spettatore anche sulle tribune di Masnago, e appena festeggiato due settimane fa dal club che ha portato a 4 Scudetti e una Coppa Campioni dal 1978 al 1987, mette insieme le ragioni della FIP e le ragioni del campo per illustrare la sua teoria in merito al meno 16 irrogato dal Tribunale Federale sulla classifica attuale dell’Openjobmetis.
Secondo il coach nativo dell’Illinois ma ormai da 50 anni in Italia – prima a Bologna, poi a Milano dove risiede dagli anni ‘80 - l’oggetto del contendere non è la sentenza, ma la tempistica della sanzione applicata a Varese.
Peterson: «Non voglio sputare sentenze su una materia che non conosco in assenza delle motivazioni della decisione. E quindi parto dal presupposto che la FIP abbia ragione al 100 per cento, dunque Varese sia colpevole dell’errore. La mia domanda è: perchè penalizzarla adesso? Aspetta la fine del campionato, lascia disputare i playoff che si sono meritati sul campo, e poi penalizzali di 16 punti sulla stagione successiva. Dalla vicenda Tepic a oggi sono passati più di tre anni: aspetta altri due mesi per non falsare il campionato».
La teoria del tecnico ex Virtus Bologna e Olimpia Milano dunque riguarda il valore del verdetto del campo, in relazione alla necessità di non penalizzare chi ha giocato e lottato finora per l’Openjobmetis, senza colpe riguardo ad una vicenda non certamente legata all’operato di giocatori e staff tecnico, al di là del principio della responsabilità oggettiva della giustizia sportiva italiana:
«Nella mia idea avrei sanzionato Varese il giorno successivo all’eliminazione dei playoff: 16 punti, al di là dei 24 richiesti in prima istanza, avrebbero avuto un impatto devastante sulla prossima stagione. E avrebbero impattato allo stesso modo il mercato, perché certi giocatori – a partire dagli americani – non sarebbero venuti all’OJM senza la possibilità di disputare i playoff».
«Nel frattempo - aggiunge - in estate la società avrebbe avuto il tempo di presentare tutti i ricorsi opportuni, senza avere ripercussioni negative sulla classifica di un campionato nel quale sul campo la squadra si stava meritando i playoff».
Nella visione di coach Dan dunque si rischia di falsare i verdetti del campo in base ai risultati ottenuti dall’OJM, sebbene le norme del regolamento italiano prevedano sanzioni non collegate ai tempi di svolgimento della stagione qualora vengano ravvisate irregolarità in corso d’opera: «Giustamente Guido Bagatta ha affermato che la sentenza arrivata a 5 giornate dal termine della regular season falsa il campionato secondo quelli che sono stati i valori espressi dal campo. Per questo considero sbagliate le tempistiche: avrei lasciato concludere con serenità la stagione per poi agire a bocce ferme».
La cultura americana di Dan Peterson cade infine a puntino su una considerazione legata agli stranieri di casa OJM, che si ritrovano per colpe non loro dal quinto posto (e dunque ad un passo dal premio playoff previsto dal contratto) all’ultimo senza la maturazione dell’incentivo. Ovviamente negli USA la responsabilità oggettiva funziona in modo totalmente diverso, vedi il provvedimento della NBA nei confronti dei Dallas Mavericks per non aver schierato la miglior squadra nelle ultime due partite, evitando di qualificarsi ai playoff per poter avere una prima scelta migliore nel draft: multone da 750mila dollari anziché una penalizzazione in classifica.
«L’argomento è correttissimo: se io sono un americano di Varese vado per vie legali per farmi riconoscere il premio che ho meritato sul campo. Lasci finire la stagione 2022/23 e appena si completa gli schiaffi in faccia il meno 16; normale però che in Italia si guardino i precedenti come insegna la giurisprudenza, e il caso di Treviso del 2007/08 (penalizzazione di 12 punti per un caso legato ad un tesseramento presso la LBA: la Benetton era quarta e scese al quartultimo posto, non retrocedette ma non giocò i playoff NdR) è citato per dire “fu stangata Treviso, ora va stangata anche Varese».
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