INVERSIONE DI TENDENZA
Rincari e pompe chiuse: gli svizzeri fanno benzina in Italia
Distributori minacciati da prezzi alle stelle e fuga: conviene di più il pieno “Tricolore”. C’è anche il problema delle forniture
Crollo degli affari e dei volumi di carburante e grande preoccupazione per il futuro. La crisi in Medioriente ha provocato un momento molto difficile per i benzinai in Svizzera, i quali lamentano cali di volumi del 30-40% e intanto i carburanti schizzano alle stelle.
ULTERIORI RINCARI
Nei giorni scorsi si è registrato il record annuale del prezzo della benzina (con un ulteriore rincaro di 5 centesimi) secondo i dati forniti dal Touring Club Svizzero (Tcs). Il prezzo medio per un litro di senza piombo 95 è ora di 1,90 franchi, quello della 98 di 2,01 franchi e quello del diesel di 2,17 franchi.
BENZINAI CHIUSI
La situazione più difficile sul confine con l’Italia, sulle strade che un tempo venivano percorse verso il Ticino per convenienti rifornimenti alle pompe svizzere. Le vie dei distributori sulle fasce di confine, vere e proprie roccaforti del rifornimento che per decenni hanno prosperato grazie a italiani e frontalieri, appaiono ora come città fantasma del vecchio west. Alcune pompe sono persino chiuse, altre di un vuoto desolante.
IL PIENO CONVIENE IN ITALIA
Molto preoccupato il presidente dell’Associazione ticinese delle stazioni di servizio (Atss), Matteo Centonze. «C’è il rischio di un ulteriore calo della clientela», ha dichiarato giorni fa, constatando la corsa dei ticinesi al pieno oltre confine, dove si arrivano a risparmiare anche 10 franchi su un pieno.
CALO FORNITURE
Corsa che potrebbe però essere presto frenata dalle prime difficoltà nelle forniture di carburante. Era successo nel Comasco qualche settimana fa, e più di recente anche nel Varesotto. In particolare dopo le festività pasquali diversi esercizi hanno dovuto chiudere le proprie stazioni di servizio, in quanto rimasti sprovvisti di carburante. Intanto Massimo Sassi, presidente territoriale della Federazione italiana benzinai, segnala come già da diversi giorni le stazioni di servizio stiano cominciando a sperimentare gli effetti delle prime razionalizzazioni delle forniture, collegate al clima di incertezza dovuto alla crisi internazionale. «Non sapendo quando riprenderà la distribuzione dei prodotti – ha spiegato Sassi –, le compagnie temono di esaurire le scorte e di non poter più garantire le quote riservate allo Stato e ai servizi pubblici».
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