IL CASO
Ricatti sessuali al cappellano: a processo
Con l’aiuto di un connazionale marocchino estorse 11mila euro al sacerdote dell’ospedale, poi lo picchiò
È stato un lungo e tortuoso cammino quello che la giustizia ha dovuto compiere per portare l’imputato a processo. Ma la missione è andata a buon fine. Il gup Piera Bossi ha rinviato a giudizio il marocchino che, insieme a un complice per cui si è proceduto separatamente, ricattò e spennò il cappellano dell’ospedale, tenendolo in scacco con spinose questioni sessuali.
Difeso dall’avvocato Stefania Gennaro, fisicamente non c’era, perché dopo un primo periodo di latitanza, riuscì a scappare un’altra volta. Dunque verrà giudicato in dibattimento, prima udienza a febbraio.
La vicenda venne a galla nel 2017, quando i carabinieri - coordinati dal pubblico ministero Rosaria Stagnaro - portarono in carcere due maghrebini con l’accusa di estorsione. Tra il 2014 e il 2017 avrebbero scucito al sacerdote circa 11 mila euro, in cambio del silenzio sulla loro relazione amorosa, durata nel periodo in cui il sacerdote li aveva ospitati nel suo appartamento (erano i classici senza dimora). A maggio del 2017, dopo aver subito un’ aggressione violentissima, il prete aveva deciso di rivolgersi agli inquirenti. Gli accertamenti investigativi sfociarono in un’ordinanza del gip Nicoletta Guerrero. I due pretendevano tre o quattro dazioni al mese di somme tra i 50 e i 200 euro fino ad agosto del 2016, quando le pretese si interruppero.
Dopo un intervallo in cui pareva che l’incubo fosse finito, uno dei due si presentò nell’ufficio dell’ospedale a domandare altro denaro in cambio della sua riservatezza. Il sacerdote gli allungò solo 30 euro e il marocchino reagì schiaffeggiandolo, scaraventandolo a terra, minacciandolo con un paio di forbici al collo e gridandogli «ti ammazzo».
Lo straniero, interrotto dall’assistente del prete e da un altro immigrato, riuscì a scappare. Le indagini condussero al complice mentre di lui non si ebbero più notizie a lungo. Un giorno venne rintracciato in Sicilia in un centro di accoglienza straordinaria e gli venne notificato il procedimento, così pensò bene di dileguarsi nella notte. In ogni caso nessuno ha chiesto la dichiarazione di latitanza e quindi non v’è stata alcuna declaratoria.
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