SOLIDARIETA’
Sciatori afghani: «Pronti a lavorare sui monti italiani»
Gli sportivi salvati vogliono rendersi utili e continuare l’attività
«Siamo pronti a lavorare nelle zone di montagna, a rimboccarci le maniche in segno di gratitudine per l’Italia che ci ha salvati». È questo lo stato d’animo, raccontato da chi è in stretto contatto con loro, di 22 dei 29 sciatori afghani atterrati in Italia il 23 agosto, grazie a una rete internazionale mossa dal manager varesino Roberto Baratelli. Anche alcune regioni dell’arco alpino si stanno attivando per l’accoglienza degli sportivi, perseguitati dai talebani proprio per l’attività considerata troppo promiscua e filo-occidentale. Gli afghani, ora a Roma in attesa di capire come spostarsi nell’immediato futuro, sono ragazzi giovani, allenati, arrivati da Kabul con i figli e altri familiari, desiderosi di mettersi al servizio dell’Italia, che non smettono di ringraziare per l’operazione portata a compimento con il loro salvataggio miracoloso, proprio nel momento più violento del conflitto.
La vicenda continua a fare il giro del mondo: la squadra di sciatori perseguitata colpisce al cuore e diventa il simbolo del desiderio di un popolo di salvarsi dall’integralismo.
«Siamo molto colpiti dalle offerte di aiuto arrivate, solo con quelle siamo a buon punto - conferma Baratelli -. Continuiamo a lavorare per organizzare l’accoglienza, bisogna però rispettare i tempi della burocrazia: i nostri amici potranno presto recarsi negli uffici degli enti per avviare le pratiche e poter viaggiare verso Buguggiate».
La situazione dunque non si sbloccherà prima della prossima settimana, ma intanto continua il lavoro silenzioso di Prefettura, Comune, Protezione civile e Caritas per organizzarsi al meglio.
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